Tra aperture diplomatiche e nuove tensioni sullo Stretto di Hormuz, l’Iran ha fatto il punto sui colloqui con gli Stati Uniti, chiarendo che alcuni progressi sono stati raggiunti ma che un’intesa definitiva resta lontana. Da Teheran arrivano inoltre precisazioni sul sistema di tariffe applicato alle navi in transito nella regione e un nuovo avvertimento rivolto ai Paesi occidentali.
Progressi nei colloqui, ma la firma resta lontana
Nel corso della consueta conferenza stampa settimanale, il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baghaei, ha confermato che i negoziati tra Teheran e Washington hanno prodotto risultati su numerosi dossier.
Secondo il rappresentante del governo iraniano, molte delle questioni affrontate durante le trattative hanno trovato una soluzione condivisa. Tuttavia, Baghaei ha invitato alla prudenza, sottolineando che sarebbe prematuro parlare di una firma imminente o di un accordo ormai definito.
Il portavoce ha inoltre spiegato che l’obiettivo principale dell’Iran rimane la conclusione del conflitto in corso, precisando che la questione nucleare non sarebbe ancora stata affrontata nei dettagli durante i colloqui.
L’Iran non ha nessuna fiducia cieca negli Stati Uniti
Baghaei ha anche evidenziato come Teheran continui a nutrire forti dubbi sulla volontà americana di rispettare eventuali impegni futuri.
Rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni e sulle immagini diffuse da esponenti statunitensi che, a suo dire, contengono minacce nei confronti dell’Iran, il portavoce ha affermato che il governo iraniano preferisce concentrarsi sulla tutela degli interessi nazionali piuttosto che reagire alle provocazioni sui social media.
Pur evitando di alimentare polemiche, Baghaei ha ribadito che l’Iran è pronto a rispondere quando lo riterrà necessario, seguendo una propria strategia e senza imitare i metodi dei propri avversari.
Hormuz, Teheran precisa: “Non sono pedaggi”
Uno dei temi più delicati riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio energetico mondiale. Le autorità iraniane hanno respinto le accuse secondo cui starebbero imponendo veri e propri pedaggi alle navi che attraversano la zona.
Baghaei ha spiegato che i pagamenti richiesti riguardano servizi di navigazione e attività legate alla protezione ambientale nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico e nel Mare di Oman. Tali misure, ha precisato, vengono adottate insieme all’Oman e non rappresentano una tassa per il semplice transito delle imbarcazioni.
Secondo Teheran, i costi servono a sostenere le attività necessarie per garantire la sicurezza della navigazione e la tutela dell’ecosistema marino in una delle aree strategicamente più importanti del pianeta.
Le accuse dell’Iran all’Europa
Il portavoce degli Esteri iraniano ha inoltre chiarito che il tema dello Stretto di Hormuz non compare nella bozza di accordo in discussione con gli Stati Uniti, poiché la gestione della regione spetta ai Paesi che si affacciano direttamente su quelle acque.
Baghaei ha poi criticato le eventuali sanzioni europee legate alla chiusura dello Stretto, sostenendo che qualsiasi iniziativa ostile riceverebbe una risposta da parte di Teheran. L’Iran, ha aggiunto, non considera limitata la propria capacità di reazione.
Nelle sue dichiarazioni, il portavoce ha anche accusato Stati Uniti e Israele di essere responsabili delle tensioni che hanno interessato la zona dopo gli eventi del 28 febbraio, affermando che, a suo giudizio, sarebbero questi gli attori che avrebbero dovuto essere oggetto di sanzioni.
Araghchi non sarà presente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu
Sul fronte diplomatico, Teheran ha annunciato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi non parteciperà alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
La decisione, ha spiegato Baghaei, è legata sia alle circostanze generali del momento sia a problemi riguardanti il rilascio del visto necessario per entrare negli Stati Uniti.
L’assenza del capo della diplomazia iraniana arriva in una fase particolarmente delicata dei rapporti internazionali, mentre proseguono i tentativi di costruire un’intesa più ampia tra Teheran e Washington e restano aperti i nodi legati alla sicurezza regionale e al programma nucleare iraniano.
