Il 23 maggio resta una data scolpita nella storia della Repubblica. A 34 anni dalla strage di Capaci, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, uccisi nell’attentato mafioso del 1992.
Nel suo messaggio per la Giornata della legalità, Mattarella ha definito la strage una delle manifestazioni più sanguinarie della “disumanità mafiosa”, sottolineando come quell’attacco fosse diretto non solo contro singole persone, ma contro “la libertà e la dignità degli italiani”.
Il capo dello Stato ha unito nel ricordo anche Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, uccisi poche settimane dopo nella strage di via D’Amelio. Due attentati, ha ricordato Mattarella, legati dalla stessa strategia eversiva contro lo Stato.
Mattarella ricorda Capaci: “La mafia voleva piegare le istituzioni, ma ha subito sconfitte irreversibili”
Per Mattarella, il 23 maggio non rappresenta soltanto una ferita nazionale, ma anche l’inizio di una risposta collettiva. Capaci, ha affermato, segnò “l’avvio della riscossa civile”, diventando per questo il simbolo della Giornata della legalità.
Nel suo messaggio, il presidente ha ricordato che la mafia puntava a piegare le istituzioni attraverso violenza e ricatto, ma si è trovata davanti a una reazione ferma dello Stato e dei cittadini. Una risposta resa possibile, ha aggiunto, dal lavoro di donne e uomini delle istituzioni e dal contributo decisivo della società civile.
Mattarella ha però avvertito che l’impegno contro le mafie non può conoscere pause. La lotta deve continuare contro le “zone grigie”, l’indifferenza e le trasformazioni della criminalità organizzata, capace di mutare forme e linguaggi senza rinunciare alla propria capacità di infiltrazione.
Meloni: “Dalla memoria un futuro libero dalla paura”
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta nel giorno dell’anniversario, ricordando su X l’orrore della strage del 23 maggio 1992 e il sacrificio di Falcone, Morvillo e degli agenti della scorta.
La premier ha sottolineato il valore della Giornata nazionale della legalità, celebrata dal 2002, come momento non solo commemorativo ma anche educativo, rivolto soprattutto ai giovani. Secondo Meloni, ricordare le vittime delle mafie significa impedire che il loro sacrificio venga dimenticato e trasformare la memoria in responsabilità quotidiana.
“È dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane”, ha scritto la presidente del Consiglio, che si può costruire “un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza”. Un messaggio che richiama il valore civile dell’antimafia come impegno concreto, non limitato alla celebrazione di una ricorrenza.
L’eredità civile di Falcone e Borsellino
Nel messaggio del Quirinale, l’eredità di Falcone e Borsellino viene indicata come un patrimonio etico e civile della democrazia italiana. Un’eredità affidata soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a far vivere la cultura della legalità attraverso la fiducia nelle istituzioni, l’educazione e la partecipazione.
A 34 anni da Capaci, il ricordo torna così a essere anche un monito: la memoria delle stragi mafiose non appartiene solo al passato, ma resta una responsabilità pubblica nel presente.
