“Ci hanno picchiato senza motivo, a pochi metri di distanza.” Parole che squarciano il silenzio, raccolte tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla appena rientrati da Israele. Raccontano di violenze e abusi, di ferite che non sono solo fisiche, ma segnano profondamente chi le ha subite. Diverse persone sono state colpite con proiettili di gomma, alcuni a distanza ravvicinata, e la tensione resta altissima. Ora il governo italiano si trova nel mirino: le denunce hanno acceso un faro sulla sua risposta, giudicata insufficiente da più parti. La pressione cresce, mentre le voci di chi c’era chiedono giustizia e protezione, senza più possibilità di essere ignorate.
Le testimonianze raccolte dalla Global Sumud Flotilla parlano di almeno quindici casi di violenza sessuale, oltre a decine di attivisti con fratture e ferite riportate durante la detenzione in Israele. Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha lanciato un appello chiaro: il governo italiano deve muoversi senza indugi, raccogliere tutte le testimonianze e presentare una denuncia ufficiale alla Corte Penale Internazionale contro l’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. Bonelli insiste sull’urgenza di passare dalle parole ai fatti, con sanzioni concrete per rispondere a quello che definisce un “governo criminale”, responsabile di violazioni dei diritti e del diritto internazionale. La pressione politica si fa dunque stringente, con la richiesta di un cambio di passo deciso che non lasci spazio a facili coperture diplomatiche.
Attivisti feriti in gravi condizioni, ricoveri a Istanbul
Secondo fonti della Global Sumud Flotilla, una cinquantina di attivisti sono stati ricoverati a Istanbul dopo le ferite subite durante la detenzione in Israele. Tra loro c’è anche un italiano, sulle cui condizioni si attendono aggiornamenti. Maria Elena Delia, portavoce italiana della missione, ha raccontato che molti presentano ferite gravi e alcuni sono ancora in stato di shock. La situazione sanitaria è preoccupante: le complicazioni emergono dopo la liberazione e il trasferimento, mettendo in luce la durezza delle violenze subite e le condizioni difficili in cui sono stati trattenuti i membri della flottiglia.
Inchiesta legale in corso, possibile denuncia per tortura
Il team legale italiano della Flotilla sta valutando di presentare una denuncia per tortura, soprattutto per le condizioni durissime vissute dagli attivisti durante la detenzione. Le avvocate hanno cominciato a raccogliere testimonianze dettagliate dagli italiani rientrati e puntano a integrare una denuncia già depositata in Procura a Roma il 19 maggio scorso. L’obiettivo è portare davanti alla magistratura italiana tutti i reati subiti, coordinandosi con le procedure internazionali. Questa possibile mossa giudiziaria rappresenta un passaggio cruciale per ottenere giustizia e dare voce alle vittime.
