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L’Ue chiede chiarimenti all’Italia sulle sanzioni: dubbi sul padiglione russo alla Biennale

Bruxelles chiede spiegazioni sull’adesione della Russia alla Biennale di Venezia: focus su possibili violazioni delle sanzioni Ue e tensioni tra arte, politica e diritti umani

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Biennale di Venezia

Shutterstock

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Venezia, 5 maggio 2026 – La Commissione Europea ha nuovamente scritto al governo italiano chiedendo chiarimenti sul caso del padiglione russo alla 61ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de La Repubblica, l’esecutivo comunitario non sarebbe soddisfatto delle risposte finora ricevute da Roma e sospetta possibili violazioni delle sanzioni europee imposte alla Russia.

Il nodo delle sanzioni Ue e la Biennale di Venezia

La missiva inviata dalla Commissione Ue, intitolata “L’attuazione e l’applicazione delle sanzioni sono responsabilità primarie degli Stati membri”, si concentra su due presunti punti critici riguardanti il padiglione russo.

Primo, secondo il regolamento sulle sanzioni, è vietato accettare donazioni, benefici economici o sostegno, compresi finanziamenti e assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente dal Cremlino. Nel caso specifico, qualsiasi costo sostenuto dalla Russia per la partecipazione della sua delegazione alla Biennale potrebbe configurarsi come una forma di supporto economico indiretto a favore dell’evento veneziano.

Secondo, emerge un’ulteriore preoccupazione per la possibilità che la Biennale stessa fornisca servizi organizzativi alle attività all’interno del padiglione russo, cosa che – secondo la normativa europea – sarebbe consentita solo previa richiesta di deroga alle norme sulle sanzioni.

La questione si inserisce in un clima di tensione che ha caratterizzato l’edizione 2026 dell’Esposizione, tra ritiri di giurie, proteste e l’esclusione e successiva riammissione di Russia e Israele nella competizione ufficiale.

La Biennale tra arte, politica e proteste

L’inaugurazione della 61ª Biennale è stata accompagnata da una serie di eventi e tensioni senza precedenti. Dopo una pre-apertura riservata ai soli giornalisti e a ospiti selezionati, il padiglione russo ha avviato una performance dal titolo “The Tree is Routed in the Sky”, coinvolgendo una trentina di artisti provenienti non solo dalla Russia, ma anche da altri Paesi come Argentina, Brasile, Mali e Messico.

Tuttavia, in base alle sanzioni vigenti, il padiglione non ha potuto aprire al pubblico e la performance sarà fruibile esclusivamente tramite maxi-schermi esterni, con la possibilità per i visitatori di votare per il Leone dei Visitatori dedicato ai padiglioni nazionali.

La curatrice del padiglione russo, Anastasia Karneeva, ha espresso gratitudine nei confronti della Biennale e della città di Venezia: “L’arte deve rimanere indipendente”, ha dichiarato in un video diffuso sui social, ringraziando gli amici italiani e veneziani che hanno sostenuto il progetto nonostante le difficoltà.

Parallelamente, la Biennale ospita anche il padiglione di Israele, trasferito all’Arsenale per lavori di ristrutturazione, con l’artista Belu-Simion Fainaru. Anche in questo caso, non sono mancate le polemiche, con accuse di boicottaggio da parte del ministero degli Esteri israeliano.

In questi giorni sono in programma, presso Ca’ Giustinian, una serie di incontri della “Biennale della Parola” dedicati al dissenso e alla pace, con la partecipazione di personalità come il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice palestinese Suad Amiry. L’iniziativa vuole rispondere alle richieste di numerosi artisti e intellettuali italiani e russi che chiedono di dare voce ai dissidenti, tra cui i 31 artisti russi attualmente incarcerati.

Proteste e tensioni fuori dai cancelli

L’apertura ufficiale al pubblico, prevista per il 9 maggio, sarà accompagnata da manifestazioni di protesta. Il 6 maggio si terrà un evento intitolato “Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Nomi. Volti. Voci”, organizzato da associazioni come Arts Against Aggression e Memorial Italia, per valorizzare artisti e attivisti dei popoli indigeni e colonizzati della Federazione Russa.

Il 8 maggio è prevista una mobilitazione contro il padiglione definito “Genocidio di Israele” da parte del collettivo Art Not Genocide Alliance, mentre il 9 maggio Europa Radicale, Radicali Venezia e altre associazioni manifesteranno contro la presenza della Russia.

La Biennale: un’istituzione culturale di rilievo internazionale

Fondata nel 1895 a Venezia, la Biennale di Venezia è una delle più prestigiose istituzioni culturali a livello mondiale, con un’importante tradizione nell’arte contemporanea e nelle arti performative. La manifestazione si svolge principalmente ai Giardini Napoleonici e all’Arsenale, dove si trovano i padiglioni nazionali di numerosi Paesi.

I padiglioni, che godono di una particolare extraterritorialità, rappresentano le delegazioni ufficiali degli Stati partecipanti. La Biennale non si limita all’arte visiva, ma include anche eventi di musica, cinema, teatro, architettura e danza, consolidandosi come uno degli appuntamenti artistici più completi e seguiti a livello internazionale.

Attualmente presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, la Fondazione Biennale ha attraversato diverse riforme nel corso della sua storia, mantenendo un ruolo di primo piano nella promozione delle nuove tendenze artistiche nel panorama globale.

La complessa situazione che coinvolge il padiglione russo alla Biennale di Venezia si inserisce dunque in un contesto complesso, dove arte, politica, normativa europea e diritti umani si intrecciano in modo profondo, alimentando dibattiti e tensioni che si riflettono sia all’interno delle sale espositive che negli spazi pubblici della città lagunare.

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