Milano, 25 aprile 2026 – Il tradizionale corteo nazionale per il 25 aprile, giornata che celebra la Liberazione dal fascismo, è stato segnato quest’anno a Milano da tensioni e contestazioni. La manifestazione, partita da Porta Venezia e diretta verso piazza Duomo, ha visto scontri verbali tra militanti pro Palestina e lo spezzone della Brigata Ebraica, con fischi e slogan di protesta.
Le contestazioni alla Brigata Ebraica
Mentre la testa del corteo si avviava verso il Duomo, un gruppo di giovani attivisti pro Palestina ha bloccato il passaggio della Brigata Ebraica e dei manifestanti che li seguivano, lanciando slogan come «Palestina libera» e «vergogna». La Brigata Ebraica, accompagnata da un cordone di sicurezza formato da forze dell’ordine e City Angels, ha subito fischi e contestazioni, a cui ha risposto con cartelli recanti messaggi quali «Resistenza al terrore» e «Resistenza ai radicalismi». La situazione ha richiesto un notevole dispiegamento di forze per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico.
Tra le polemiche, l’esponente del Partito Democratico Emanuele Fiano ha riferito di insulti ricevuti durante il corteo, tra cui la frase «siete solo saponette mancate», rivolta alla Brigata Ebraica. Presenti anche personaggi pubblici come il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci, protetto durante la manifestazione.
Bloccato il corteo a Milano
Nel corso della manifestazione del 25 aprile a Milano, dedicata all’ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, si sono verificati momenti di forte tensione. Lo spezzone del corteo con la Brigata Ebraica, insieme ai rappresentanti delle comunità iraniana e ucraina, è stato bloccato all’incrocio tra corso Venezia e via Senato da un gruppo di manifestanti pro-Palestina, che hanno impedito il proseguimento della marcia.
Il blocco del corteo e le tensioni tra gruppi
Mentre la testa del corteo, partita da Porta Venezia e guidata dall’ANPI con il presidente Primo Minelli e il sindaco Beppe Sala, è quasi giunta in piazza Duomo, il resto della manifestazione è rimasto fermo a causa delle proteste dei militanti pro-Palestina. Questi ultimi hanno occupato l’incrocio fra corso Venezia e via Senato, impedendo il passaggio e scandendo slogan come “fuori, fuori” e “vergogna”. Le forze dell’ordine, intervenute per garantire l’ordine pubblico, hanno istituito un cordone di sicurezza intorno alla Brigata Ebraica, che ha ripreso a marciare solo dopo qualche ora di stallo.
Secondo quanto riferito, la contestazione non sarebbe stata promossa da gruppi di centri sociali organizzati, ma da giovani pro-Palestina che avevano fatto sapere alla vigilia di voler occupare la testa del corteo, proposta poi respinta dall’ANPI. I manifestanti pro-Pal si sono posizionati comunque nella parte iniziale del corteo, mentre la Brigata Ebraica e le comunità ucraine hanno mantenuto una distanza di alcune centinaia di metri.
La denuncia di Fiano
“Siamo stati cacciati dal corteo perché abbiamo nei nostri striscioni la stella di David, perché difendiamo il diritto dello Stato d’Israele di esistere, perché difendiamo i diritti della Brigata ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro”, queste le parole di Fiano, esponente del Pd e di Sinistra per Israele, presente con la Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile a Milano. L’esponente politico ha sottolineato come, nella sua esperienza personale, questa sia stata una situazione senza precedenti: “È il cinquantesimo anno che partecipo, non era mai successa una cosa così”. Al momento non è stata presa una decisione definitiva su come continuare la partecipazione alla manifestazione, con la possibilità di spostarsi in piazza del Duomo.
La protesta della Brigata Ebraica: “Siamo stati cacciati dalla Polizia”
Il direttore del Museo della Brigata Ebraica, Davide Romano, ha dichiarato con fermezza: “Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo”. Lo spezzone della Brigata Ebraica, che partecipava al corteo nazionale di Milano, è stato dunque bloccato e allontanato, una decisione che ha sollevato dibattiti sulla gestione dell’evento e sulla collocazione del gruppo all’interno della commemorazione.
Le ragioni del blocco: la versione di Anpi e le polemiche sulle bandiere
Dall’altra parte, il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ha motivato il blocco del corteo con la posizione della Brigata Ebraica, sottolineando che “il corteo non è bloccato per le contestazioni, ma perché la Brigata non si è mossa”. Pagliarulo ha ricordato che, secondo un accordo con il questore, la Brigata avrebbe dovuto uscire dal corteo in un punto prestabilito, cosa che non è avvenuta.
Inoltre, ha fatto riferimento alla presenza di bandiere israeliane all’interno dello spezzone, contravvenendo a un impegno preso dalla comunità ebraica di non esporle, data la sensibilità del contesto. Il presidente Anpi ha affermato: “In una situazione del genere le bandiere israeliane non sono opportune”, paragonando la situazione a un’ipotetica presenza di bandiere russe insieme a quelle ucraine. La presenza di altre comunità, come quella iraniana, ha ulteriormente complicato il quadro, con contestazioni che non sono state ritenute coerenti con lo spirito del 25 aprile.
Oltre 90mila persone coinvolte
La manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 90 mila persone secondo le stime dell’ANPI, che ha definito l’evento «unitario, partecipato, pacifico e antifascista». Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha ricordato dal palco le minacce che la democrazia affronta oggi, sottolineando come il 25 aprile rappresenti una celebrazione per tutti coloro che difendono questi valori. Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha definito la giornata un momento di unione nazionale, pur riconoscendo la complessità dei confronti in democrazia.
Il direttore del Museo della Brigata Ebraica, Davide Romano, ha espresso soddisfazione per il bilancio complessivo della manifestazione, ringraziando le forze dell’ordine e i City Angels per il loro lavoro nel mantenere la sicurezza.
Il corteo ha visto anche la presenza del rapper Ghali nello spezzone pro Palestina, mentre la partigiana centenaria Sandra Gilardelli ha invitato a mantenere viva la memoria antifascista e a ribellarsi contro ogni forma di fascismo.
L’evento si è svolto in un clima di forte attenzione, con misure di sicurezza rafforzate e alcune stazioni della metropolitana temporaneamente chiuse per motivi di ordine pubblico.
Presenti anche striscioni Pro Pal
In coda al corteo del 25 aprile a Milano, partito da via Palestro, ha sfilato lo spezzone composto da centri sociali, collettivi studenteschi e gruppi pro Palestina, accompagnato da carri musicali.
Nel gruppo erano presenti diverse realtà organizzate, tra cui i centri sociali Leoncavallo e Lambretta, l’associazione Arci, il collettivo Cantiere, una delegazione di Dax Resiste e la lista universitaria UniSì della Statale.
Sul carro del Leoncavallo è stato esposto lo striscione “Giù le mani dalle città, resistiamo a fascismi, repressione e speculazioni”. Più avanti, bandiere palestinesi e della milizia curda hanno aperto il tratto dedicato alla causa pro Palestina, accompagnate da ulteriori striscioni con le scritte “Fermiamo il genocidio, la solidarietà non si arresta”, “Meloni sionista, sei tu la terrorista” e “Libertà per i prigionieri politici”.
Nella parte finale del corteo era presente anche il Comitato per la Pace, che successivamente si è staccato dal percorso principale per dirigersi verso piazza San Fedele.
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