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Omicidio dei neonati a Traversetolo, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi

La Corte d’assise di Parma ha riconosciuto attenuanti per immaturità psicologica e riqualificato uno dei reati, accogliendo in parte le tesi della difesa e della Procura

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Chiara Petrolini in aula

Chiara Petrolini in aula | ANSA/ LUCA AMEDEO BIZZARRI - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Parma, 24 aprile 2026 – La Corte d’assise di Parma ha emesso oggi la sentenza nel processo contro Chiara Petrolini, la giovane di 22 anni di Traversetolo accusata degli omicidi dei suoi due neonati, partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, e poi sepolti nel giardino di casa. Dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno condannato Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione, riqualificando uno dei capi di accusa da soppressione di cadavere a occultamento di cadavere.

I dettagli della sentenza

La Corte, presieduta dal giudice Alessandro Conti, ha deciso la condanna tenendo conto delle perizie e delle indagini svolte durante il processo. In particolare, è stata accolta la tesi della Procura di Parma, che imputava alla giovane non solo gli omicidi premeditati dei due neonati ma anche la soppressione dei corpi, poi sepolti nel giardino della sua abitazione. Tuttavia, per il secondo figlio è stato riconosciuto il reato meno grave di occultamento di cadavere, come già sostenuto dal giudice per le indagini preliminari di Parma a settembre 2024, che aveva disposto i domiciliari per Chiara Petrolini.

L’imputata è stata invece assolta dall’accusa di omicidio riguardante il primogenito. La sentenza tiene conto anche delle attenuanti legate alla giovane età e allo stato di immaturità psicologica evidenziato da una consulenza psichiatrica, che ha definito la ragazza fragile ma capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Le dichiarazioni della difesa di Chiara Petrolini

Nel corso del processo, Chiara Petrolini ha reso dichiarazioni spontanee, sostenendo di non essere una madre assassina e di non aver mai voluto fare del male ai suoi figli. Ha spiegato di aver sepolto i neonati per tenerli vicini, in un momento di enorme sofferenza e confusione. Ha descritto i parti come eventi traumatici durante i quali non comprendeva pienamente cosa stesse accadendo, soffrendo un profondo dolore interiore.

La Procura, rappresentata dal procuratore Alfonso D’Avino e dalla pm Francesca Arienti, aveva chiesto una condanna a 26 anni, sottolineando come le scelte della giovane fossero state consapevoli e deliberate, incluse le ricerche effettuate sul cellulare per accelerare il parto e le condotte incompatibili con una gravidanza sana, come il consumo di alcol e sostanze stupefacenti.

Dall’altra parte, la difesa, guidata dall’avvocato Nicola Tria, ha richiesto l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, sottolineando la fragilità mentale di Petrolini e contestando la premeditazione. In alternativa, ha chiesto l’assoluzione per uno dei due episodi e il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Il legale di Chiara Petrolini dopo la sentenza: “Ci aspettavamo una pena più lieve, la battaglia continua”

“Per comprendere davvero la decisione bisognerà attendere le motivazioni, ma in un caso di questo tipo la pena avrebbe potuto e dovuto essere più contenuta, considerando diversi elementi”. Lo ha dichiarato l’avvocato Nicola Tria, difensore di Chiara Petrolini, dopo la sentenza di primo grado.

Il legale ha sottolineato come, a suo avviso, la valutazione del giudice avrebbe dovuto tenere maggiormente conto del quadro complessivo della vicenda. “Rimangono aperti – ha aggiunto – i nodi legati alla patologia, un aspetto di cui abbiamo discusso più volte e sul quale non intendiamo arretrare”.

Durante il processo, le consulenti psichiatriche incaricate dal tribunale hanno invece concluso che l’imputata fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Tria ha poi invitato alla cautela in attesa del deposito delle motivazioni: “Prima di esprimere un giudizio definitivo sulla sentenza è necessario analizzare il ragionamento che ne è alla base”.

Quanto alla reazione della sua assistita, il difensore ha spiegato che la giovane ha preso atto del verdetto, ma che il percorso giudiziario non è ancora concluso.

La reazione di Chiara Petrolini dopo la sentenza

Dopo la pronuncia della sentenza che l’ha condannata a 24 anni e tre mesi di reclusione, Chiara Petrolini è stata avvicinata per pochi istanti dai genitori, presenti in aula per tutte le udienze del processo.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, la 22enne — che al momento della lettura del dispositivo in tribunale a Parma era rimasta impassibile — avrebbe poi ceduto all’emozione una volta a contatto con la famiglia. In particolare, si sarebbe lasciata andare al pianto prima con il padre e successivamente con la madre.

Decisa una provvisionale per l’ex fidanzato: 100mila euro

In attesa della definizione dei risarcimenti che saranno stabiliti in sede civile, la Corte d’assise di Parma ha disposto una serie di provvisionali a favore delle parti civili coinvolte nel procedimento.

In particolare, è stato riconosciuto un importo di 100mila euro a Samuel Granelli, ex fidanzato di Chiara Petrolini, mentre al padre del giovane, Cristian Granelli, spettano 30mila euro e alla madre, Sonia Canrossi, 15mila euro.

La legale dell’ex fidanzato: “Samuel si è sentito escluso da tutta la vicenda”

Dopo la condanna di Chiara Petrolini, Samuel Granelli ha lasciato immediatamente l’aula del tribunale di Parma.

A raccontare la sua reazione è stata l’avvocata Monica Moschioni, che lo assiste come parte civile: “È uscito di corsa, avrei voluto raggiungerlo per capire come sta”, ha spiegato ai giornalisti.

Secondo la legale, Granelli avrebbe vissuto l’intera vicenda con un profondo senso di esclusione. “Voleva che fosse riconosciuto il suo ruolo di padre, il diritto di essere presente nella vita di quei bambini. Nessuna sentenza potrà colmare questa mancanza”, ha dichiarato.

Moschioni ha aggiunto che il suo assistito si aspettava almeno un segnale umano da parte dell’ex compagna, pur senza mai aver richiesto vendette o pene più severe. L’uomo, che non si sarebbe accorto delle gravidanze, si sarebbe sentito “ignorato, tradito e completamente messo da parte”, non solo nella vicenda personale ma anche nel corso del processo.

Per approfondire: Chiara Petrolini, gli psichiatri: “Rischio suicidio. È come un’adolescente”

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