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Hormuz, l’Europa lavora a un piano senza gli USA: gli aggiornamenti

L'Europa pianifica una missione autonoma per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, con l'invio di navi sminatrici e unità militari

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Stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

La petroliera cinese Rich Starry ha fatto nuovamente il suo ingresso nello Stretto di Hormuz, ma il blocco americano rimane saldo. L’imbarcazione aveva tentato di superare il cordone imposto dagli Stati Uniti alle navi dirette verso l’Iran, senza successo. Quel passaggio, cruciale per il flusso del petrolio nel mondo, continua a essere un vero e proprio campo minato: tra manovre navali serrate e tensioni diplomatiche, il rischio per il commercio globale cresce ogni giorno di più.

Hormuz: gli ultimi aggiornamenti

La Rich Starry, battente bandiera del Malawi e gestita dalla cinese Shanghai Xuanrun Shipping, è finita sotto i riflettori dopo aver lasciato il Golfo un giorno prima senza riuscire a superare il blocco navale statunitense. Secondo i dati di monitoraggio diffusi da Reuters, la nave è tornata a navigare nello Stretto di Hormuz, punto cruciale per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto. Il Comando Centrale USA ha confermato che, nelle prime 24 ore di blocco, nessuna nave è riuscita a passare. Sei imbarcazioni hanno seguito gli ordini americani, invertendo la rotta e tornando a porti iraniani. Il blocco era stato annunciato domenica scorsa da Donald Trump, dopo i colloqui infruttuosi tra Usa e Iran a Islamabad durante il fine settimana.

Traffico marittimo, segnali di vita ma la tensione resta alta

Nonostante il blocco, almeno venti navi commerciali sono riuscite ad attraversare lo Stretto nelle 24 ore precedenti, riporta il Wall Street Journal citando fonti americane. Il traffico marittimo, pur ancora sotto i livelli pre-crisi, mostra qualche timido segno di ripresa. Un dato importante, considerando che dal corridoio passa circa un quinto del petrolio mondiale. Ma la tensione resta palpabile e il rischio di nuovi scontri continua a pesare sul commercio internazionale.

L’Europa si muove per garantire la sicurezza dopo il conflitto

Mentre le tensioni sul campo non si placano, i paesi europei stanno mettendo a punto un piano per garantire la libera navigazione nello Stretto dopo una possibile fine del conflitto. Secondo il Wall Street Journal, si tratta di una coalizione europea pronta a inviare navi sminatrici e unità militari per assicurare passaggi sicuri. Il piano punta a tenere gli Stati Uniti fuori dalla missione, per evitare di complicare ulteriormente i rapporti con l’Iran. La strategia si articola in tre fasi: rimozione delle navi bloccate, bonifica delle mine e pattugliamenti con scorte militari. Berlino, Parigi e Londra sono in prima linea, con l’obiettivo di scongiurare danni maggiori all’economia globale causati da una chiusura prolungata di questo snodo cruciale.

“Un passo necessario per preservare la stabilità commerciale globale,” commentano esperti europei.

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