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Smart working, in vigore nuove regole: aziende a rischio sanzioni

Le aziende dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni sul lavoro agile, con obblighi informativi più rigorosi e multe fino a 7.500 euro per chi non rispetta la normativa

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Donna che scrive al computer

Donna che scrive al computer | Unsplash @Giorgio Trovato - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 7 aprile 2026 – Entrano in vigore da oggi, 7 aprile, le nuove norme sul lavoro agile che introducono un regime sanzionatorio per le aziende che non rispettano le disposizioni previste dalla legge annuale sulle Pmi. In un contesto segnato dalla crescente attenzione al lavoro da remoto, anche alla luce delle tensioni internazionali e dei possibili razionamenti energetici legati al conflitto in Medio Oriente, le imprese italiane sono chiamate a conformarsi a regole più stringenti, con multe che possono arrivare fino a 7.500 euro.

Nuove sanzioni per le aziende sul lavoro agile

La principale novità della normativa riguarda l’introduzione di sanzioni amministrative e penali per i datori di lavoro che non forniscono un’adeguata informativa scritta ai dipendenti e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Questa informativa deve illustrare chiaramente le misure di prevenzione e i rischi connessi allo smart working, con particolare attenzione all’uso corretto di videoterminali, smartphone, all’ambiente di lavoro e alla postura da mantenere durante le attività svolte da remoto.

In passato, tali indicazioni erano già presenti nelle normative, ma non erano accompagnate da un sistema di sanzioni efficace. Ora, invece, le imprese rischiano dall’arresto da due a quattro mesi fino a multe di 7.403,96 euro in caso di inosservanza. La legge rafforza così un principio già in evoluzione nella prassi applicativa e nella dottrina, sottolinea la Fondazione Consulenti per il lavoro, secondo cui il datore di lavoro, pur non potendo esercitare un controllo diretto sull’ambiente domestico, deve fornire al lavoratore tutti gli strumenti per gestire autonomamente i rischi.

Aumento dello smart working nel pubblico e nelle grandi imprese, calo nelle Pmi

Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2025 sono stati circa 3,575 milioni i lavoratori che hanno svolto almeno in parte la propria attività da remoto, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. La crescita più significativa (+11%) si è registrata nel settore pubblico, dove il 17% dei dipendenti (circa 555.000 persone) lavora in smart working. Anche nelle grandi imprese si rileva un aumento (+1,8%) con il 53% del personale impiegato da remoto, pari a quasi 2 milioni di lavoratori.

Al contrario, nelle piccole e medie imprese si osserva un calo sensibile: i lavoratori da remoto rappresentano solo l’8% del totale, con un decremento del 7,7% nelle Pmi e del 4,8% nelle microimprese. Questo dato riflette probabilmente le difficoltà e le caratteristiche organizzative delle realtà più piccole, che possono trovare meno agevole l’adozione stabile di modalità di lavoro agile.

Le nuove regole si inseriscono in un quadro di trasformazioni che vedono lo smart working come uno strumento sempre più centrale, soprattutto in tempi di incertezza geopolitica ed energetica. Le imprese italiane sono ora chiamate a un adeguamento rapido e attento delle proprie policy interne, pena il rischio di sanzioni significative.

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