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Guerra in Iran: tra gli effetti collaterali anche la crisi della plastica

La guerra in Iran non porta solamente morti e distruzione, ma anche una crisi che colpisce il settore della plastica: i dettagli

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La guerra in Iran manda in crisi la plastica

La guerra in Iran manda in crisi la plastica | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Dalla spesa quotidiana agli oggetti di uso comune, la guerra in Iran rischia di avere effetti concreti anche sulla vita dei consumatori. Secondo gli esperti, nelle prossime settimane potrebbe verificarsi un aumento dei prezzi di numerosi prodotti in plastica, una conseguenza indiretta ma significativa del conflitto e dell’impennata dei costi energetici.

La guerra in Iran colpisce anche la plastica

I beni più esposti sono quelli di uso quotidiano: posate usa e getta, bottiglie per bevande e sacchi per la spazzatura potrebbero essere i primi a registrare rincari. Il motivo è semplice: la plastica deriva in gran parte dal petrolio, il cui prezzo è cresciuto di oltre il 40% dall’inizio della guerra, passando da circa 67 a oltre 98 dollari al barile.

A incidere è anche l’aumento del costo del gas naturale, con rialzi superiori al 60% in Europa e Asia nello stesso periodo.

Il ruolo chiave del petrolio in Iran e dello Stretto di Hormuz

Alla base di questi aumenti c’è la tensione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas. Da qui transita circa un quinto delle forniture globali di energia.

Qualsiasi instabilità nella zona ha un impatto immediato sulle catene di approvvigionamento, facendo salire i prezzi delle materie prime necessarie anche per la produzione della plastica, come polietilene e polipropilene.

Effetti a catena su tutta la filiera

La plastica è presente in quasi tutti i settori, dall’imballaggio all’automotive, fino al comparto sanitario. Questo rende difficile individuare con precisione quanto incida sul prezzo finale di un prodotto, ma una cosa è certa: gli aumenti si propagano lungo tutta la filiera.

Secondo gli esperti, i rincari sugli imballaggi potrebbero riflettersi sui prezzi alimentari entro due-quattro mesi, mentre in settori più complessi, come quello automobilistico, l’impatto potrebbe arrivare entro un anno.

Poche alternative ed effetti duraturi

Nel breve periodo le alternative alla plastica restano limitate. Sostituirla con materiali come vetro o carta richiede investimenti, tempo e modifiche ai processi produttivi. Per questo, molte aziende stanno valutando soluzioni temporanee, come ridurre lo spessore degli imballaggi.

Anche in caso di una fine rapida del conflitto, gli effetti potrebbero durare a lungo: la normalizzazione della catena di approvvigionamento richiede tempo e i consumatori potrebbero continuare a pagare prezzi più alti ancora per mesi, se non anni.

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