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Stretto di Hormuz: salgono a 22 i Paesi pronti ad impegnarsi dopo la tregua

Stretto di Hormuz: una coalizione internazionale si rafforza per tutelare la libertà di navigazione dopo la tregua in Medio Oriente

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Stretto di Hormuz

Stretto di Hormuz | Public domain, via Wikimedia Commons - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Sale a 22 il numero dei Paesi pronti a impegnarsi per la sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo la tregua raggiunta nel recente conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge dal sito ufficiale di Downing Street, che conferma l’adesione di ulteriori 16 nazioni alla dichiarazione congiunta promossa dai leader di Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone.

Cresce il fronte internazionale per la stabilità dello Stretto di Hormuz

Dopo la dichiarazione iniziale, hanno aderito all’iniziativa Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania, Australia ed Emirati Arabi Uniti. Questa coalizione internazionale mira a garantire la libertà di navigazione in uno dei punti strategici più delicati al mondo, dove transita circa un quarto della produzione petrolifera globale.

La recente tregua ha contribuito a un miglioramento della situazione geopolitica, come testimonia l’apertura in rialzo della Borsa di Tokyo, sostenuta anche dal calo dei prezzi del petrolio e del gas. Tuttavia, la tensione resta alta: lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman, rimane un nodo cruciale per la sicurezza energetica mondiale.

Stati Uniti: colpita la capacità offensiva iraniana

Nel frattempo, dall’altra sponda atlantica, l’esercito statunitense ha reso noto che la capacità dell’Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz è stata significativamente indebolita grazie a un bombardamento mirato su una struttura sotterranea contenente missili da crociera e altre armi. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha dichiarato in un videomessaggio che oltre alla distruzione della struttura, sono stati colpiti anche siti di supporto all’intelligence e ripetitori radar missilistici usati per monitorare il traffico navale.

Questi attacchi, per gli Stati Uniti, hanno ridotto la capacità iraniana di interferire con la libertà di navigazione nello Stretto e nelle aree limitrofe. Tuttavia, l’attenzione internazionale resta alta, con una comunità globale che osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione in una regione che rappresenta un crocevia energetico di primaria importanza.

L’impegno congiunto di 22 nazioni segna un passo importante per la stabilità dello Stretto di Hormuz, mentre le operazioni militari e diplomatiche proseguono in un contesto ancora molto volatile.

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