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Bessent: “Vedremo se l’isola di Kharg alla fine diventerà un asset americano”

Il segretario al Tesoro USA analizza le ripercussioni dell’attacco a Kharg su petrolio e geopolitica, tra ipotesi di nuove alleanze e strategie per stabilizzare i mercati

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Scott Bessent

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Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

New York, 19 marzo 2026 – Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rilasciato un’intervista a Fox News in cui ha affrontato temi cruciali legati alle tensioni in Medio Oriente e alle conseguenze sul mercato energetico globale. Il riferimento principale è stato l’isola di Kharg, recentemente teatro di un attacco militare statunitense, e la possibile evoluzione del suo controllo strategico.

Bessent, l’attacco a Kharg e le possibili implicazioni geopolitiche

L’isola di Kharg, situata a circa 25 chilometri dalla costa iraniana nel Golfo Persico, rappresenta un nodo fondamentale per l’esportazione di petrolio iraniano, con oltre il 90% del greggio che transita dal suo terminale. Proprio per questa ragione, è stata oggetto di un raid aereo statunitense tra il 13 e il 14 marzo 2026, con l’obiettivo dichiarato di annientare obiettivi militari e infrastrutture strategiche.

Nel corso dell’intervista, Bessent ha affermato: “Vedremo se l’isola di Kharg alla fine diventerà un asset americano“. Questo pronunciamento conferma la volontà di Washington di monitorare da vicino la situazione, lasciando aperta la possibilità di un controllo più diretto nel futuro. L’isola, storicamente colpita già durante la guerra Iran-Iraq, è presidiata da unità d’élite iraniane e dispone di sistemi di difesa antiaerea e missilistica.

Le sanzioni petrolifere e il mercato globale del greggio

Sul fronte economico e energetico, Bessent ha illustrato una strategia che prevede la possibile revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano già in transito: “Utilizzeremo i barili iraniani contro gli iraniani stessi per mantenere bassi i prezzi nei prossimi 10-14 giorni mentre prosegue l’operazione in Iran”. La notizia ha avuto un immediato impatto sui mercati, con il prezzo del greggio Brent e WTI che si sono stabilizzati sotto i 98 dollari al barile dopo aver superato i 119 dollari nei giorni precedenti.

Inoltre, gli Stati Uniti stanno considerando il rilascio di 260 milioni di barili dalle riserve strategiche per contenere ulteriormente l’aumento dei prezzi energetici, a fronte di un’escalation militare che vede la campagna contro il regime iraniano intensificarsi. Bessent ha sottolineato che “continuiamo a intensificare la campagna militare” e ha auspicato la formazione di una coalizione globale per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, cruciale via di transito per il petrolio mondiale.

Queste dichiarazioni evidenziano una fase delicata in cui la strategia americana punta a mantenere sotto controllo i mercati energetici e la stabilità geopolitica, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a evolversi.

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