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Ravenna, certificati anti-rimpatrio falsi: otto medici sospesi per motivi ideologici

Otto medici indagati per falsi certificati anti-rimpatrio a Ravenna: la Procura evidenzia motivazioni ideologiche e adotta sospensioni per tutelare il servizio pubblico

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Certificati anti-rimpatrio falsi

Certificati anti-rimpatrio falsi | Pixabay @PeopleImages - alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

RAVENNA, 17 marzo 2026 – La Procura della Repubblica di Ravenna ha disposto misure cautelari nei confronti di otto medici del reparto di Malattie infettive, coinvolti nell’emissione di certificati falsi anti-rimpatrio per stranieri irregolari. L’indagine, coordinata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, ha evidenziato un quadro di reiterate condotte illecite, motivato da una palese contestazione ideologica del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina.

Certificati falsi anti-rimpatrio, indagini e provvedimenti cautelari

Secondo quanto disposto dal giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek, i medici sono accusati di falso ideologico continuato e di interruzione di pubblico servizio avendo emesso certificati falsi anti-rimpatrio. La Procura aveva richiesto per tutti l’interdizione dall’esercizio della professione per un anno, misura che il Gip ha modulato ma comunque confermato per un periodo di 10 mesi. Tre dei medici sono stati sospesi dall’attività professionale, mentre agli altri cinque è stato imposto il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr).

Nel provvedimento si sottolinea il forte coinvolgimento ideologico ed emotivo degli indagati, che ha portato alla ripetitività delle condotte illecite, nonostante l’Ausl avesse già escluso gli otto medici dalla mansione di certificazione prima degli interrogatori di garanzia svolti il 12 marzo.

Contesto e ruolo della Procura di Ravenna

Il Procuratore della Repubblica, Dr. Daniele Barberini, e la collega pm Angela Scorza, psicologa clinica oltre che magistrato, hanno coordinato le indagini con il supporto della polizia giudiziaria. Il loro intervento ha evidenziato una dinamica di opposizione al sistema di rimpatrio gestito dallo Stato, che si è tradotta in una pratica diffusa di falsificazione di documenti sanitari.

Le misure cautelari adottate intendono prevenire il rischio di reiterazione di tali comportamenti e garantire la regolarità del servizio pubblico sanitario e l’efficacia delle procedure per il rimpatrio degli stranieri irregolari per evitare una nuova emissione di certificati falsi anti-rimpatrio.

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