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Abusi online sui minori, dal Parlamento Ue primo ok alla deroga sulla privacy

Bruxelles cerca un compromesso tra tutela dei minori e diritti digitali: il Parlamento Ue rafforza la privacy, ma resta l’allarme per i rischi legati all’IA e ai vuoti normativi

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Il Parlamento Ue boccia la due diligence

Il Parlamento Ue boccia la due diligence | Pixabay @Pavliha - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bruxelles, 11 marzo 2026 – È in corso a Bruxelles al Parlamento Ue una corsa contro il tempo per prorogare fino ad agosto 2027 la deroga alle norme europee sulla privacy che consente alle piattaforme digitali come Facebook e WhatsApp di scansionare, su base volontaria, i messaggi alla ricerca di materiale pedopornografico. L’attuale deroga, in scadenza il 3 aprile, permette l’uso di tecnologie di rilevamento automatico per individuare e segnalare immagini e video di abusi sessuali su minori e casi di adescamento online.

La proroga come soluzione ponte per il Parlamento Ue

La misura è stata introdotta come soluzione temporanea in attesa dell’adozione del regolamento definitivo noto come Chat Control, i cui negoziati procedono lentamente a causa delle numerose polemiche. Il testo finale è stato contestato per la previsione di una scansione generalizzata delle conversazioni private, con conseguenti preoccupazioni su privacy, sorveglianza di massa e la tenuta della crittografia end-to-end.

Per dare più tempo ai legislatori europei di trovare un compromesso, la Commissione ha proposto un’ulteriore proroga. Tuttavia, il Parlamento europeo ha complicato l’iter approvando un testo con modifiche sostanziali: si è opposto a scansioni indiscriminate e ha rafforzato la protezione della crittografia end-to-end, chiedendo che il rilevamento sia limitato a materiale già noto e catalogato nei database esistenti. Il Consiglio Ue, invece, ha confermato la sua posizione senza modifiche.

Il rischio di un vuoto normativo e le preoccupazioni del Commissario Jørgensen

Il mancato raggiungimento di un accordo entro il 3 aprile potrebbe creare un vuoto giuridico che impedirebbe alle piattaforme digitali di utilizzare efficacemente gli strumenti di rilevamento e segnalazione dei contenuti illegali. Per evitare questa situazione, la presidenza di turno del Consiglio Ue ha convocato un tavolo negoziale già per domani.

Il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha espresso forti dubbi sulle modifiche approvate dal Parlamento. Secondo lui, limitare il rilevamento alle sole immagini già conosciute comporterebbe la perdita della capacità di contrastare efficacemente le immagini pedopornografiche generate dall’intelligenza artificiale, che rappresentano un nuovo e grave rischio per i minori. Jørgensen ha sottolineato che nel 2025 sono state registrate 21,3 milioni di segnalazioni di sospetto sfruttamento sessuale di minori, venti volte in più rispetto al 2010, mentre i casi di adescamento online sono aumentati di oltre trenta volte, raggiungendo 1,4 milioni di segnalazioni nello stesso anno.

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