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Omicidio Giaccio, confermati 30 anni ai responsabili

La Corte d’Assise d’Appello di Napoli conferma la pena per l’omicidio di Giulio Giaccio, vittima innocente della camorra. Possibile nuovo processo in Cassazione

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Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale

Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale | Pixabay @iPicture - alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Napoli, 6 marzo 2026 – La Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato oggi la condanna a 30 anni di reclusione per Luigi De Cristofaro e Raffaele D’Alterio, rispettivamente ritenuti uno dei mandanti e l’esecutore materiale dell’omicidio di Giulio Giaccio, ucciso e sciolto nell’acido il 30 luglio 2000 in un tragico scambio di persona.

La vicenda giudiziaria del caso Giaccio

La sentenza è stata pronunciata nell’aula 318 del Nuovo Palazzo di Giustizia, ribadendo quanto stabilito in primo grado, dove entrambi erano già stati condannati a 30 anni con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Giaccio, giovane operaio di Pianura, fu assassinato perché scambiato per un certo “Salvatore”, ritenuto colpevole di intrattenere una relazione con la sorella di Salvatore Cammarota, esponente di spicco del clan Polverino. Nonostante i ripetuti tentativi della vittima di spiegare di non essere quella persona, il commando criminale lo prelevò fingendosi poliziotti, lo sequestrò e lo uccise con un colpo alla testa. Il corpo venne poi sciolto nell’acido per non lasciare tracce.

Nel corso dell’udienza odierna, il sostituto procuratore generale ha depositato le trascrizioni integrali delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Ruggiero e Roberto Perrone, che hanno integrato quelle di altri pentiti, rafforzando la posizione dell’accusa.

Reazioni e prospettive future

L’avvocato Alessandro Motta, legale della famiglia Giaccio, ha espresso soddisfazione per la conferma della pena a trent’anni: «È una conferma a trent’anni di reclusione che ci dà ulteriore speranza per la Cassazione degli altri imputati». Il legale ha inoltre sottolineato che nel procedimento in corso si contesta l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Qualora la Suprema Corte accogliesse il ricorso, il processo potrebbe essere rifatto con l’aggravante mafiosa, riconoscendo così ufficialmente Giulio Giaccio come vittima di reati camorristici.

La vicenda di Giulio Giaccio rappresenta una delle pagine più tragiche della cronaca criminale napoletana, evidenziando la brutalità delle dinamiche di camorra e l’importanza della tenacia investigativa e giudiziaria nel contrasto organizzato alla criminalità.

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