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Referendum sulla giustizia, l’appello di Salvini: “Chi non vota aiuta il No”

A Firenze Salvini rilancia il sostegno al Sì al referendum sulla giustizia, sottolineando la portata storica della riforma e l’assenza di quorum

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Salvini sul referendum sulla giustizia

Salvini sul referendum sulla giustizia - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Firenze, 1° marzo 2026 – A meno di un mese dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha lanciato un appello pubblico a Firenze, presso piazza dell’Isolotto, dove è stato allestito un gazebo per promuovere il voto favorevole.

Salvini sul referendum sulla giustizia: “Chi non vota aiuta il No”

Il leader politico ha ricordato che il referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è privo di quorum: “Chi non vota vince il No, molto semplicemente”. Salvini ha sottolineato che la posta in gioco va oltre la politica di partito, definendo la questione come “storica per gli italiani”. La riforma, ha spiegato, introduce un sistema di valutazione e sanzione per i giudici, equiparandoli agli altri lavoratori, con l’obiettivo di evitare che innocenti vengano ingiustamente incarcerati o che famiglie e imprese subiscano danni irreparabili a causa di errori giudiziari.

Nel suo intervento, Salvini ha denunciato che ogni anno circa mille italiani vengono detenuti senza motivo, provocando conseguenze drammatiche: “Se vogliamo valutare e, nei casi di dolo, sanzionare chi sbaglia, il Sì è l’unica soluzione”. Ha inoltre criticato la durata eccessiva dei processi penali e civili, che possono protrarsi fino a dieci anni, definendola “una giustizia che non funziona”. La riforma, ha concluso, punta a responsabilizzare i magistrati e a superare le logiche delle correnti toghe, migliorando così la vita dei cittadini.

La riforma costituzionale al centro del referendum sulla giustizia

Il referendum costituzionale confermativo del 22 e 23 marzo riguarda l’approvazione della legge costituzionale che modifica l’ordinamento giudiziario, introducendo la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti e la creazione di due Consigli Superiori distinti per ciascuna carriera. Viene inoltre istituita una Corte disciplinare di rango costituzionale, incaricata di gestire i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, separando così le funzioni di autogoverno da quelle disciplinari.

Questa riforma conserva l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma ne ridefinisce l’organizzazione interna e i meccanismi di autogoverno. Un elemento innovativo è l’introduzione del sorteggio, che sostituisce il tradizionale sistema elettorale per la selezione dei membri degli organi di autogoverno, con l’obiettivo di ridurre l’influenza delle correnti interne.

Referendum senza quorum: l’importanza del voto

Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, il referendum confermativo non richiede un quorum di partecipazione: la validità del voto dipende esclusivamente dalla maggioranza dei voti validi espressi. Per questo motivo, Salvini ha sottolineato l’importanza di recarsi alle urne, affermando che “chi non vota aiuta il No”. La consultazione popolare rappresenta così un momento cruciale per decidere se confermare o respingere la riforma sulla giustizia, che secondo i promotori mira a migliorare l’efficienza e l’equità del sistema giudiziario italiano.

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