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Israele, approvata legge contro preghiere egualitarie al Muro del Pianto

Il Parlamento israeliano affida la gestione esclusiva del sito sacro al Rabbinato centrale, inasprendo le tensioni tra ortodossi e correnti riformate dell’ebraismo

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Israele, approvata in prima lettura la legge contro le preghiere miste al Muro del Pianto

Israele, approvata in prima lettura la legge contro le preghiere miste al Muro del Pianto

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Gerusalemme, 25 febbraio 2026 – Il Parlamento israeliano ha approvato oggi in prima lettura una proposta di legge che vieta le preghiere egualitarie al Muro del Pianto di Gerusalemme, sancendo il ritorno alla gestione esclusiva del luogo sacro da parte del Rabbinato centrale d’Israele, che rappresenta l’ebraismo ortodosso.

Il contenuto della legge sul Muro del Pianto

La nuova normativa, presentata da Avi Maoz, leader del partito di estrema destra Noam, conferisce al Rabbinato centrale l’autorità assoluta sul Muro del Pianto, vietando così le preghiere miste di uomini e donne praticate dalle correnti riformate e conservative dell’ebraismo. Questa decisione rappresenta un netto cambiamento rispetto al 2017, quando il governo israeliano aveva approvato l’ampliamento dell’area di preghiera mista.

La legge prevede inoltre sanzioni severe, con pene fino a sette anni di carcere per chiunque violi le direttive del Rabbinato centrale. Il provvedimento è stato approvato con 56 voti favorevoli e 47 contrari, ma dovrà ancora passare altre tre letture prima di diventare definitivo.

Il ruolo di Avi Maoz e le tensioni interne

Avi Maoz, nato a Haifa nel 1956, è un politico noto per la sua posizione di estrema destra e per la guida del partito Noam. Maoz ha una lunga carriera politica e amministrativa alle spalle, con forti posizioni conservatrici e tradizionaliste che riflettono l’interpretazione ortodossa e radicale dell’ebraismo. La sua campagna politica si è spesso concentrata sull’identità ebraica, opponendosi apertamente al giudaismo riformato e ai diritti LGBT.

Il premier Benjamin Netanyahu, alla guida del governo, aveva inizialmente sospeso la discussione della proposta, consapevole della delicatezza della questione e delle reazioni che avrebbe potuto suscitare soprattutto tra gli ebrei riformati americani, una componente influente della diaspora. Tuttavia, la legge è stata sottoposta al voto in Parlamento e ha ricevuto il sostegno della maggioranza.

La questione resta altamente divisiva all’interno della società israeliana e nelle comunità ebraiche globali, ponendo un accento sulle tensioni tra ortodossia e correnti riformate nell’ebraismo contemporaneo.

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