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Omicidio Sharon Verzeni: condannato all’ergastolo Moussa Sangare

La Corte d’Assise di Bergamo ha riconosciuto Moussa Sangare colpevole dell’omicidio aggravato di Sharon Verzeni: i dettagli

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Moussa Sangare condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sharon Verzeni

Moussa Sangare condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sharon Verzeni | ANSA/MICHELE MARAVIGLIA - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Bergamo, 25 febbraio 2026 – La Corte d’Assise di Bergamo ha emesso la sentenza definitiva nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, provincia di Bergamo. Moussa Sangare, 31enne di origini maliane residente a Suisio, è stato condannato all’ergastolo con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa della vittima, stando alla decisione unanime dei giudici.

Dettagli del processo e ricostruzione del delitto

L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, ha definito l’omicidio un “delitto assurdo” e “orripilante”, sottolineando l’assenza di un movente razionale e la ferocia con cui è stato commesso il fatto. Durante la requisitoria durata oltre tre ore, il pm ha evidenziato la “determinazione omicidiaria oscena” di Sangare, che secondo le indagini sarebbe uscito armato di quattro coltelli, con l’intento di colpire qualcuno. La vittima, Sharon Verzeni, barista e diplomata estetista, fu sorpresa mentre passeggiava in via Castegnate. Sangare l’ha prima colpita allo sterno e poi ripetutamente alla schiena, lasciandola agonizzante. Solo pochi istanti dopo, Sharon riuscì a chiamare il 118 pronunciando la frase “Mi ha accoltellato”, prima di spirare.

Le prove a carico dell’imputato sono state ritenute schiaccianti: oltre alle confessioni iniziali, Sangare è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza mentre percorreva la zona in bicicletta; i vestiti insanguinati sono stati recuperati nel fiume Adda e ricostruiti su un manichino per ricostruire il percorso; sulla sua mountain bike è stata trovata una traccia biologica mista di Sangare e della vittima. Una perizia psichiatrica ha stabilito che Sangare era capace di intendere e di volere durante il fatto.

La difesa e la reazione della famiglia

Nel corso del processo, la difesa ha tentato una strategia difensiva basata sull’insufficienza di prove, sostenendo che l’imputato fosse un semplice testimone e che non fosse stato possibile dimostrare la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. La nuova avvocata di Sangare, Tiziana Bacicca, ha contestato l’aggravante della premeditazione e dei futili motivi, chiedendo in subordine una pena contenuta o l’assoluzione. Tuttavia, il pm Marchisio ha definito la ritrattazione di Sangare “spudorata illogicità e falsità”, ribadendo la solidità delle prove.

I familiari di Sharon, presenti in aula insieme al compagno Sergio Ruocco, si sono mostrati profondamente commossi. Il padre di Sharon, Bruno Verzeni, ha espresso il dolore e la delusione per l’assenza di rimorso da parte dell’imputato, sottolineando la necessità che venga fatta giustizia per la memoria della figlia.

La sentenza di ergastolo segna un punto fermo in un caso che ha sconvolto la comunità bergamasca, caratterizzato da una violenza senza senso e da una vittima scelta per la sua vulnerabilità.

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