L’Unione europea ha registrato nel 2024 un’estensione di siccità di 156.703 km² su ampie porzioni del continente. Il fenomeno è stato alimentato dal cambiamento climatico e da variazioni marcate nelle precipitazioni. Dopo valori inferiori a 50.000 km² nel 2012 e picchi a 520.817 km² nel 2018 e 558.313 km² nel 2022, centri di ricerca e agenzie hanno rivisto modelli previsionali e strategie d’intervento; l’area 2024 equivale a circa 22 milioni di campi da calcio ed è sei volte la Sicilia, dimensioni prossime alla Tunisia.
Eurostat considera l’estensione territoriale della siccità un indicatore chiave per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare l’obiettivo 15 “Vita sulla Terra”. La serie più recente consolidata ribadisce il salto di scala degli ultimi anni: 156.703 km² nel 2024, con massimi recenti a 520.817 km² nel 2018 e 558.313 km² nel 2022, a fronte di un’area colpita inferiore a 50.000 km² nel 2012.
Le osservazioni scientifiche pubblicate su Science collegano gli episodi prolungati di siccità a fattori climatici di lungo periodo. Il Climate Hazard Center dell’Università della California a Santa Barbara ha lavorato negli ultimi due decenni per migliorare i modelli di previsione precoce dei rischi idroclimatici, anche perché la rilevazione satellitare spesso intercetta i segnali troppo tardi per un intervento su vasta scala. Il messaggio operativo è convergente: servono reti di dati a terra più fitte e modelli regionali capaci di anticipare le fasi critiche.
Costi e effetti sulla salute in Italia
Il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua del gruppo Teha ha stimato un costo annuo di 227 euro pro capite dovuto alla crisi idrica, per un impatto complessivo valutato in 13,4 miliardi di euro. La cifra fotografa un’onerosità crescente per famiglie e imprese, mentre nel 2024 i danni legati agli eventi climatici hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro.
Il settore agricolo ha registrato un calo della produzione del 7,8% nell’ultimo decennio, con effetti diretti sulla disponibilità idrica per irrigazione e sulla stabilità dei raccolti. La combinazione fra precipitazioni irregolari e temperature più alte ha accentuato l’evapotraspirazione, rendendo più frequenti i deficit idrici di suolo anche nelle aree tradizionalmente meno esposte.
Sul fronte sanitario, il Lancet Countdown, prodotto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’University College London, indica che l’Italia è tra i Paesi più esposti alle ondate di calore legate al cambiamento climatico. Nel 2024 si sono registrati 46 giorni con ondate di calore e, tra il 2012 e il 2021, la stima media è stata di circa 7.400 decessi l’anno correlati al caldo, valore che supera di oltre il doppio la media dell’ultimo decennio del secolo scorso. La correlazione tra stress termico e condizioni di siccità prolungata accentua la vulnerabilità delle fasce più fragili nelle aree urbane.
Interventi istituzionali e strumenti operativi
Le istituzioni europee e internazionali hanno posto la mitigazione e la gestione del rischio al centro delle agende tecniche. La Fao ha promosso un approccio di gestione proattivo e basato sul rischio, con linee guida per l’adozione di politiche e piani d’azione da attuare prima, durante e dopo gli eventi siccitosi. Reti e centri di ricerca internazionali collaborano con agenzie umanitarie per trasformare i modelli previsionali in piani operativi, superando il ritardo fisiologico della sola osservazione satellitare.
In sede di ministeriale G7 a Parigi il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha chiesto maggior sostegno finanziario per combattere il degrado del suolo, la desertificazione e la siccità. Il ministro ha affermato che «La Coalizione G7 sulle acque può essere catalizzatore per soluzioni per la tutela delle risorse idriche basate su ricerca e sviluppo, anche per la tutela dei suoli», collegando inoltre i luoghi di provenienza dei flussi migratori con le aree soggette a desertificazione. Ha ricordato che il ministero ha promosso dal 2020 un progetto di sostegno a undici Paesi dell’area del Sahel contro il degrado.
Le linee di intervento richiamate nei documenti ufficiali e dagli esponenti di governo comprendono il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, il miglioramento delle reti di dati a terra, lo sviluppo di modelli previsionali a scala regionale e la promozione di pratiche agricole resilienti. A livello operativo, agenzie come FEWS NET e centri nazionali di mitigazione figurano tra i partner citati nei piani di cooperazione, con il compito di tradurre gli allarmi in azioni mirate su bacini e filiere sensibili.
La traiettoria indicata dalle evidenze statistiche e dai documenti tecnici è coerente: la dimensione della siccità in Europa richiede pianificazione anticipata, investimenti in dati e prevenzione, e un coordinamento più stretto tra ricerca e istituzioni. Il Libro Bianco 2026, i report Eurostat e il Lancet Countdown forniscono oggi le cifre di riferimento che guidano scelte e richieste di finanziamento: un impatto nazionale stimato in 13,4 miliardi di euro, pari a 227 euro l’anno per persona, mentre gli indicatori ambientali confermano cicli siccitosi più estesi e frequenti.
