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Statuto del Board of Peace: a Trump presidenza a vita e poteri straordinari, tensioni internazionali

Lo statuto del Board of Peace attribuisce al presidente ampi poteri decisionali e di veto, suscitando critiche internazionali su trasparenza e legittimità dell’organismo

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Donald Trump critica la Corte Suprema degli Stati Uniti per la sentenza d'annullamento dei "suoi" dazi | ANSA/ALESSANDRO DI MEO/POOL

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

New York, 19 febbraio 2026 – Donald Trump ha presieduto la prima riunione ufficiale del Board of Peace, l’innovativo organismo internazionale istituito con l’obiettivo di promuovere la pace e la stabilità nelle aree di conflitto. Il Consiglio è stato annunciato per la prima volta nel settembre 2025, nell’ambito della seconda fase del piano in 20 punti per la pace a Gaza, e formalmente costituito il 22 gennaio 2026 a Davos, Svizzera, con la firma dello statuto da parte di 24 Paesi membri.

Lo Statuto e le funzioni del Board of Peace

Il Board of Peace si basa su uno statuto composto da un preambolo e 13 capitoli che si estendono su 7 pagine. Originariamente concepito per l’attuazione del piano di pace nella Striscia di Gaza, sancito dalla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Consiglio ha ampliato le proprie competenze a livello globale, senza limitarsi a Gaza.

Lo statuto non fa alcun riferimento esplicito alla Striscia, ma include invece una critica diretta alle Nazioni Unite, alle quali il Board aspira a sostituirsi come un organismo internazionale “più agile ed efficace” per la costruzione della pace. Tra gli elementi centrali del documento vi è la creazione di un’unità di forza di stabilizzazione, incaricata di mantenere la sicurezza e favorire i progressi in aree come Gaza sotto l’egida dell’organismo.

La Presidenza: poteri estesi a Donald Trump

Un aspetto particolarmente discusso riguarda la presidenza a vita di Donald Trump. Lo statuto specifica che Trump non presiede il Board of Peace in qualità di presidente degli Stati Uniti, né è vincolato da un mandato temporaneo: potrà essere rimosso solo in caso di dimissioni volontarie o incapacità, con voto unanime del Consiglio.

Al presidente sono attribuiti poteri ampi e decisionali, inclusa la facoltà di risolvere qualsiasi controversia interpretativa riguardante la composizione degli organi del Board e di esercitare un potere di veto sulle decisioni del Consiglio, che altrimenti vengono prese a maggioranza. Trump ha inoltre il potere esclusivo di invitare nuovi membri e di stabilire la struttura e le modifiche dell’organizzazione, nonché di designare un successore.

La membership del Board si compone attualmente di 24 paesi, selezionati tramite inviti personali da Trump, che ha esteso il suo invito a 50-60 nazioni, incluse Russia e Vaticano; tuttavia, solo una ventina hanno aderito. Ogni membro è soggetto a un mandato triennale, rinnovabile a discrezione del presidente, con un’eccezione per coloro che versano una quota di un miliardo di dollari per un seggio permanente.

Struttura esecutiva e controversie internazionali

Il Board si articola in diversi livelli, tra cui un Executive Board di alto profilo politico e finanziario, che include figure come il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, l’ex primo ministro britannico Tony Blair, e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Vi è anche un Gaza Executive Board, incaricato di coordinare la gestione della Striscia di Gaza, formato da membri del Board e rappresentanti di paesi come Qatar, Turchia, Egitto e figure del mondo finanziario come Marc Rowan.

L’istituzione del Board ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Diverse nazioni europee, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, hanno rifiutato l’invito a partecipare, denunciando potenziali interferenze con il ruolo delle Nazioni Unite e criticando l’eccessivo accentramento di poteri nelle mani del presidente statunitense. Anche l’Italia, pur partecipando come osservatore, ha espresso riserve sulla compatibilità dello statuto con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che limita la cessione di sovranità a condizioni di parità tra Stati.

Critiche severe sono state formulate da organizzazioni per i diritti umani e da rappresentanti della società civile, che definiscono il Board un tentativo di sovvertire il diritto internazionale, sostituendo la cooperazione multilaterale con la legge del più forte. In particolare, il documento di costituzione del Board non include riferimenti al diritto internazionale umanitario o ai diritti umani, sollevando preoccupazioni sulla legittimità delle sue azioni e la trasparenza del processo decisionale.

Il Board of Peace rappresenta dunque una nuova e controversa realtà nel panorama internazionale, con un presidente che detiene poteri eccezionali e un mandato che sfida le tradizionali regole delle organizzazioni multilaterali. La sua evoluzione e il grado di adesione globale saranno osservati con attenzione nei prossimi mesi, mentre la comunità internazionale dibatte sul futuro della pace e della governance globale.

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