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Schillaci: “Inaccettabile che aspettativa di vita dipenda da residenza o istruzione”

Il ministro della Salute richiama l’urgenza di superare le disparità nell’accesso alle cure, puntando su medicina territoriale e meno burocrazia per il personale sanitario

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Pasquale Luigi Pellicone di Pasquale Luigi Pellicone

Luigi Pellicone, classe 1979, romano di adozione, romanista per vocazione. Laureato in Lettere Moderne, un breve passato da insegnante poi giornalista dal 2007. Sei anni in Alanews, appassionato di sport e politica amo seguire le vicende sul campo senza soluzione di continuità

Roma, 19 febbraio 2026 – Durante la presentazione del Rapporto “Sussidiarietà e salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha affrontato il tema delle disuguaglianze nell’accesso alle cure sanitarie in Italia, sottolineando come sia ormai insostenibile che le aspettative di vita dipendano dal codice di avviamento postale (CAP) del luogo di residenza o dal livello di istruzione.

Le disuguaglianze sanitarie non possono dipendere dal CAP

immagine

Schillaci ha definito “impensabile” che, in un Paese come l’Italia, esistano differenze significative nelle aspettative di vita basate su fattori geografici o socio-economici. Il ministro ha richiamato l’attenzione sul fatto che queste disparità erano già evidenti nel Rapporto ISTA del 2017 e rappresentano un problema strutturale e di lunga data. Ha ribadito l’importanza di garantire l’universalità del servizio sanitario nazionale, un valore sancito dall’articolo 32 della Costituzione, che impone allo Stato di tutelare soprattutto i soggetti più fragili e vulnerabili.

Nel suo intervento, Schillaci ha anche evidenziato la necessità di un sistema sanitario che sappia “accompagnare le persone”, andando oltre l’ospedale per valorizzare la medicina territoriale e la presa in carico complessiva del paziente. Questo approccio mira a superare la frammentazione dei servizi che contribuisce alle diseguaglianze presenti nel sistema.

Il personale sanitario e la sfida della burocrazia

Il ministro ha inoltre affrontato il tema della fuga dei medici italiani verso l’estero. Contrariamente a quanto spesso riportato dai media, Schillaci ha spiegato che la motivazione principale non è economica, ma legata alla volontà dei professionisti di lavorare in un ambiente meno burocratizzato e più orientato alla pratica clinica. “I chirurghi vogliono operare, non solo vedere i primari che operano,” ha affermato. Secondo Schillaci, gli operatori sanitari chiedono carriere più aperte e meno ostacoli amministrativi per poter esprimere appieno le proprie potenzialità, senza essere considerati “mercenari” ma professionisti dediti al lavoro e alla cura.

Orazio Schillaci, medico e accademico romano nato nel 1966, è ministro della Salute dal 22 ottobre 2022 nel governo guidato da Giorgia Meloni. Prima di assumere l’incarico ministeriale, ha avuto una lunga carriera accademica e clinica, in particolare nel campo della medicina nucleare, e ha ricoperto il ruolo di rettore dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il Rapporto 2025/2026 della Fondazione per la Sussidiarietà, nel cui contesto si è svolta la presentazione, approfondisce l’evoluzione della domanda di salute con particolare attenzione alle cronicità, alla dimensione socio-sanitaria e alle criticità dovute alla frammentazione dei servizi, proponendo una visione che valorizza la sussidiarietà, l’assistenza territoriale e l’inclusione sociale per contrastare le disuguaglianze.

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