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Maltempo: l’informativa di Nello Musumeci in Senato

Informativa del Ministro Musumeci in Senato sul maltempo nel Sud Italia e sui rischi idrogeologici: gli aggiornamenti

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L'informativa di Musumeci sul maltempo

L'informativa di Musumeci sul maltempo - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Roma, 4 febbraio 2026 – Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha svolto oggi una dettagliata informativa al Senato sull’eccezionale maltempo che ha interessato la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, con particolare riferimento alla situazione critica di Niscemi, in Sicilia. Nel suo intervento, Musumeci ha affrontato temi cruciali relativi alla gestione del rischio idrogeologico e alle responsabilità istituzionali legate alla frana che minaccia il territorio niscemese.

L’informativa di Musumeci al Senato sul maltempo: la situazione di Niscemi

Musumeci ha ricordato come, al suo insediamento alla guida della Regione Siciliana nel dicembre 2017, la Sicilia fosse l’unica regione italiana priva di un’autorità di bacino, con la conseguente frammentazione della pianificazione e gestione del rischio idrogeologico tra numerosi enti. Grazie al suo governo, l’autorità di bacino è stata istituita in soli tre mesi, un risultato che il ministro ha definito motivo di “legittimo orgoglio” per aver posto la sicurezza e la tutela del territorio tra le priorità istituzionali.

Nel maggio 2022, poco prima della fine della sua legislatura, è stato aggiornato il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), rilevando che alcune porzioni di territorio a basso versante, attraversate da strade provinciali, avevano raggiunto il livello di rischio R4, il massimo previsto, sebbene non riguardassero l’area abitata. Questo aggiornamento ha dato avvio a una nuova fase operativa di verifica tra il dipartimento regionale di protezione civile e il Comune di Niscemi, con sopralluoghi effettuati nell’ottobre 2022 che hanno messo in luce l’inadeguatezza dei vecchi progetti risalenti al 1997.

L’informativa ha inoltre sottolineato l’importanza dell’intervento del Dipartimento di protezione civile nazionale, che ha affidato al Comune di Niscemi il compito di quantificare la somma necessaria per il piano di demolizione di 71 edifici dichiarati inabitabili, permettendo così l’accesso alle risorse per l’intervento.

Il fenomeno della frana e le responsabilità istituzionali

Durante l’informativa, il ministro Musumeci ha affrontato anche le controversie relative alle responsabilità pregresse. Ha respinto con fermezza ogni tentativo di limitare la questione a un breve arco temporale, dal maggio all’agosto 2022, quando è stato notificato l’aggiornamento del PAI, sottolineando che il problema è frutto di un venticinquennio di omissioni e sottovalutazioni da parte di chi avrebbe dovuto intervenire già dal 1997. Ha inoltre dichiarato di non voler “fare da copertura” a chi aveva il compito istituzionale di mettere in sicurezza quella porzione di territorio e non lo ha fatto.

Gli esperti che hanno studiato il fenomeno a Niscemi hanno evidenziato che la frana presenta una tendenza alla retrogressione, con un possibile ulteriore arretramento del ciglio di scarpata di alcune decine di metri, soprattutto in presenza di nuove piogge intense. Questo fenomeno potrebbe coinvolgere ulteriori edifici e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica, aggravando ulteriormente la situazione già critica per le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni.

Musumeci ha annunciato l’istituzione, presso il dipartimento Casa Italia, di una commissione di studio dedicata a indagare sulle possibili evoluzioni della frana e sulle ragioni della sua rapida espansione negli ultimi anni. Il parere tecnico sugli interventi necessari è atteso entro poche settimane, per essere attuato nella fase post emergenza.

Le reazioni politiche e il quadro nazionale

L’informativa di Musumeci, pur accolta con attenzione, ha suscitato reazioni critiche da parte delle opposizioni. Il leader di Azione, Carlo Calenda, intervenuto in Senato, ha chiesto le dimissioni del ministro e lo scioglimento dell’Ars (Assemblea Regionale Siciliana), invitando il governo a esercitare i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120 della Costituzione per fronteggiare il grave pericolo per la sicurezza dei cittadini.

Anche il segretario regionale del Partito Democratico in Sicilia, Anthony Barbagallo, ha definito “imbarazzanti” le dichiarazioni di Musumeci, accusandolo di scaricabarile e mancanza di responsabilità. Barbagallo ha sottolineato l’assenza di interventi strutturali, risorse adeguate e strategie serie per la messa in sicurezza del territorio, denunciando l’inadeguatezza del governo Meloni nella gestione delle emergenze.

Dal canto suo, il ministro Musumeci ha denunciato una campagna mediatica che ha superato la normale dialettica politica, definendo alcuni atti di critica come “sciacallaggio”, anche “in giacca e cravatta”, riferendosi a comportamenti opportunistici all’interno e all’esterno delle istituzioni. Ha invitato a una maggiore umiltà nel giudicare la credibilità altrui, rimarcando il proprio impegno nella gestione della protezione civile.

Il rischio idrogeologico in Sicilia e in Italia

Nel corso dell’informativa, il ministro ha evidenziato come il rischio frane in Sicilia non sia un’emergenza temporanea, ma una condizione strutturale. Secondo i dati aggiornati al 2024 dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), circa nove comuni su dieci nell’isola presentano aree ad alto rischio frane. Una situazione simile si riscontra anche nel resto d’Italia, dove oltre il 94% dei comuni è esposto a rischio idrogeologico, valanghe ed erosione costiera.

Questi dati confermano la necessità di una strategia nazionale e regionale di prevenzione e gestione del rischio, che preveda interventi strutturali efficaci e continui, oltre a un coordinamento più efficiente tra enti locali, regionali e nazionali.

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