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Trump in difficoltà a un anno dall’inizio del secondo mandato: l’economia pesa più delle crisi geopolitiche

All’inizio del secondo mandato, il presidente degli Stati Uniti godeva di un consenso superiore al 50 per cento, che ora è sceso al 40 per cento

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump | EPA/Aaron Schwartz / POOL - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

A dodici mesi dall’avvio del secondo mandato, Donald Trump si trova ad affrontare un’inversione di tendenza nei consensi. Dopo una partenza solida, il presidente vede oggi il proprio indice di approvazione scendere al 40 per cento. I dati raccolti dal sondaggio New York Times/Siena raccontano una dinamica precisa: la coalizione elettorale che nel 2024 aveva garantito a Trump la vittoria, grazie a un sostegno insolitamente ampio tra giovani e minoranze, sta progressivamente dissolvendosi. I modelli di consenso stanno tornando a quelli osservati nel 2020, anno della sua sconfitta contro Joe Biden.

Alla base del cambiamento non c’è tanto l’andamento dei prezzi quotidiani, quanto una percezione più profonda e strutturale di insicurezza economica. Sempre più elettori ritengono che lo stile di vita della classe media americana sia diventato inaccessibile, soprattutto per le nuove generazioni. Un malessere che sta avendo effetti diretti sul quadro politico nazionale, con i Democratici tornati in vantaggio di cinque punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, il margine più ampio registrato dal 2020.

La fine della “seconda coalizione” di Trump

All’inizio del secondo mandato, Trump godeva di un consenso superiore al 50 per cento, sostenuto da progressi significativi in segmenti dell’elettorato tradizionalmente lontani dal Partito Repubblicano. Quel vantaggio si è però rapidamente assottigliato. L’ultima rilevazione del New York Times/Siena mostra un presidente fermo al 40 per cento di approvazione tra gli elettori registrati.

I dati indicano un ritorno quasi completo agli schemi demografici del 2020. I guadagni ottenuti nel 2024 tra giovani, elettori non bianchi e votanti a bassa partecipazione sono svaniti. Anzi, in alcuni casi il livello di disapprovazione tra questi gruppi risulta persino superiore rispetto a cinque anni fa. A reggere restano soprattutto gli elettori più anziani e bianchi, che continuano a rappresentare il nucleo storico del consenso trumpiano.

L’unico elemento che resiste del riallineamento del 2024 riguarda l’identificazione partitica: i Repubblicani mantengono un vantaggio di tre punti sugli elettori che si dichiarano Democratici. Un dato che però non si traduce in un giudizio positivo sull’operato del presidente.

Il peso dell’economia

Il calo di popolarità di Trump è legato in modo diretto all’economia, ma non secondo i parametri tradizionali. Crescita e occupazione passano in secondo piano rispetto a una percezione diffusa: per molti americani, il modello di vita della classe media non è più alla portata.

Il sondaggio introduce con forza il concetto di “crisi di accessibilità”. Non si tratta solo dell’aumento dei prezzi di carburante o generi alimentari, bensì del costo dei pilastri fondamentali dell’esistenza: casa, sanità, istruzione, pensione e possibilità di mettere su famiglia. Quando viene chiesto agli elettori quali spese li preoccupino di più, oltre la metà indica queste voci strutturali, mentre meno di un quarto cita le spese mensili ordinarie.

La sensazione dominante è che una vita considerata “normale” sia diventata irraggiungibile. Con un rapporto di due a uno, gli intervistati affermano che la maggior parte degli americani non può permettersi uno stile di vita da classe media, e molti dichiarano di non riuscire a raggiungere il livello di benessere che ritengono legittimo aspettarsi.

I costi che spaventano di più gli elettori

I dati del sondaggio NYT/Siena mostrano chiaramente dove si concentra l’ansia economica. Istruzione e alloggio sono percepiti come inaccessibili dalla maggioranza degli elettori, seguiti dall’assistenza sanitaria e dalla possibilità stessa di avere una famiglia. Le spese quotidiane, come cibo, utenze e trasporti, risultano invece relativamente più sostenibili, pur restando un problema per una parte consistente della popolazione.

Questa distinzione è cruciale: il disagio non nasce tanto dal carrello della spesa, quanto dalla sensazione di non poter pianificare il futuro. È qui che si innesta la perdita di fiducia nei confronti dell’amministrazione.

Cosa cambia da una fascia d’età all’altra?

La crisi di accessibilità colpisce in modo diseguale le diverse fasce d’età. I giovani adulti sono quelli che stanno cercando di entrare nel mondo della classe media e incontrano ostacoli economici sempre più alti. Per loro, il tema dell’alloggio domina su ogni altra preoccupazione: circa la metà dei più giovani indica la casa come il principale problema economico.

Il divario generazionale emerge con forza nei numeri. Solo un quarto degli elettori tra i 18 e i 29 anni ritiene di potersi permettere la vita che “dovrebbe essere in grado di permettersi”, contro quasi due terzi degli over 65. Allo stesso modo, meno di tre giovani su dieci affermano di aver raggiunto uno stile di vita da classe media, mentre tra gli anziani la percentuale supera il 60 per cento.

Gli elettori più maturi risultano meno esposti a queste ansie perché hanno già sostenuto molti dei costi oggi considerati proibitivi, possiedono abitazioni che si sono rivalutate nel tempo e beneficiano di programmi pubblici come Medicare.

Effetti politici: Trump in difficoltà, Democratici avanti

Il malcontento economico si riflette direttamente sulla competizione politica. A livello nazionale, i Democratici registrano ora un vantaggio di cinque punti nelle preferenze per il controllo del Congresso, un margine che basterebbe a riconquistare la Camera dei Rappresentanti.

Le valutazioni sull’operato economico del presidente sono particolarmente negative. Solo il 34 per cento degli elettori approva la gestione del costo della vita, mentre il 64 per cento la boccia. È uno dei dati peggiori per Trump, superato solo dal giudizio sulla gestione del caso Jeffrey Epstein.

Un ruolo chiave lo giocano gli elettori che nel 2024 avevano scelto Trump e che oggi si dichiarano delusi. In questo gruppo, quasi la metà indica l’economia come il problema principale del paese, una percentuale nettamente superiore rispetto al resto dell’elettorato. Gli stessi elettori si erano rivolti a Trump per insoddisfazione verso la gestione economica di Biden, ma ora quelle stesse dinamiche stanno lavorando contro di lui.

Le altre crisi contano, ma l’economia decide

Nel sondaggio emergono anche altre questioni che contribuiscono al calo di consensi, come l’operazione militare in Venezuela, le tensioni legate alla Groenlandia o la sparatoria mortale a Minneapolis che ha coinvolto un agente dell’ICE. Tuttavia, l’analisi suggerisce che questi fattori restano secondari.

A pesare davvero, secondo i ricercatori, sono le “leggi di gravità politica” legate all’economia. Finché una parte crescente dell’elettorato percepirà la classe media come un obiettivo irraggiungibile, la popolarità del presidente continuerà a risentirne, indipendentemente dagli altri dossier aperti sul tavolo della Casa Bianca.

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