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Somaliland, Israele valuta una base e la Turchia schiera i caccia in Somalia

Il riconoscimento di Israele al Somaliland e la corsa alle basi militari nel Corno d’Africa alimentano nuove tensioni tra Ankara e Tel Aviv, con riflessi su equilibri regionali

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Somaliland

Somaliland | Shutterstock - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Hargeisa, 30 gennaio 2026 – Nel cuore del Corno d’Africa, la Repubblica del Somaliland continua a consolidare la propria posizione internazionale, con Israele che ha ufficialmente riconosciuto la sua indipendenza il 26 dicembre 2025, un passo storico che segna la prima volta che uno Stato membro delle Nazioni Unite riconosce formalmente questo Stato autoproclamato. Questo evento si inserisce in un contesto geopolitico in rapido mutamento, dove Tel Aviv spinge per l’installazione di una base militare strategica nel Somaliland, in un braccio di ferro regionale con la Turchia, che ha recentemente rafforzato la sua presenza militare in Somalia.

Il ruolo crescente del Somaliland e gli obiettivi di Israele

Il Somaliland, con una popolazione stimata di circa 6,2 milioni e una superficie di 137.600 km², è uno Stato de facto indipendente dal 1991, ma fino all’ultimo riconoscimento ufficiale da parte di Israele non aveva ottenuto alcun riconoscimento da parte di un membro ONU. La sua capitale, Hargeisa, è divenuta un centro amministrativo e politico stabile, nonostante la mancanza di riconoscimento internazionale formale. Il presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi ha aperto la strada a una collaborazione sempre più stretta con Tel Aviv, culminata nella visita del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar nel gennaio 2026.

La prospettiva di una base militare israeliana a Berbera, aeroporto strategico sul Golfo di Aden, rappresenta un elemento chiave per la proiezione di potenza di Israele nel Corno d’Africa. L’International Institute for Strategic Studies ha evidenziato come questa base ridurrebbe del 70% la distanza operativa dagli obiettivi militari in Yemen, in particolare contro gli Houthi a Sana’a, e permetterebbe a Israele di schierare aerei da combattimento come F-15, F-16 e F-35 in una posizione strategica cruciale.

L’investimento degli Emirati Arabi Uniti nella base di Berbera, con infrastrutture militari e logistiche già in fase di potenziamento, si inserisce in una collaborazione trilaterale con Israele che mira a contrastare l’influenza turca nella regione. Per il Somaliland, il rafforzamento dei legami con Israele e Abu Dhabi è percepito come un mezzo di tutela della propria autonomia e sicurezza, anche se l’ingresso in una sorta di protettorato militare potrebbe destabilizzare delicati equilibri interni e regionali.

La risposta turca e il rafforzamento militare in Somalia

La Turchia, tradizionale alleato e sponsor della Somalia, ha risposto con decisione alla crescente influenza di Israele nel Corno d’Africa. Mercoledì 28 gennaio 2026, tre caccia F-16 e due elicotteri d’attacco turchi sono arrivati a Mogadiscio per sostenere il governo somalo nelle operazioni contro i gruppi jihadisti di Al-Shabaab. Questa mossa non solo rafforza l’esecutivo centrale somalo, ma è anche un segnale chiaro della volontà di Ankara di difendere il proprio spazio di influenza regionale.

La rivalità tra Turchia e Israele, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, si estende ben oltre il Corno d’Africa, coinvolgendo scenari di conflitto e competizione che spaziano dalla Siria al Sudan, dalla Cipro al Mediterraneo orientale. La presenza militare turca in Somalia rappresenta un contrappeso diretto alla possibile espansione della base israeliana in Somaliland, creando una tensione che potrebbe in futuro evolvere in un confronto più aperto.

Somaliland: un’esperienza di stabilità e sfide irrisolte

Il Somaliland si distingue nel contesto somalo per aver costruito in oltre trent’anni un sistema politico relativamente stabile, basato su una combinazione di tradizione clanica e istituzioni moderne. Dopo la dichiarazione d’indipendenza nel 1991, il Paese ha tenuto regolari elezioni multipartitiche e sviluppato un sistema di governo basato su una costituzione approvata nel 2001.

Nonostante questi progressi, il riconoscimento internazionale rimane limitato, con l’Etiopia che ha recentemente firmato un memorandum d’intesa con il Somaliland per l’accesso ai porti sul Mar Rosso, suscitando proteste da Mogadiscio. Le tensioni persistono inoltre nelle regioni orientali contese, dove milizie locali e il Puntland somalo cercano di ostacolare il controllo pieno di Hargeisa.

La crescente cooperazione militare e diplomatica con Israele e il sostegno degli Emirati Arabi Uniti segnano un nuovo capitolo nella storia del Somaliland, confermando la sua importanza strategica nel complesso gioco geopolitico del Corno d’Africa.

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