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Istat, carrello della spesa sempre più caro: +24% dal 2021

Secondo l’ultimo rapporto Istat, i rincari colpiscono soprattutto le famiglie a basso reddito e il Sud, con differenze territoriali marcate e impatto crescente sui bilanci

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Istat: spesa alimentare aumentata del 24% dal 2021, energia oltre il +34%

Istat: spesa alimentare aumentata del 24% dal 2021, energia oltre il +34%

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

16 gennaio 2026 – Negli ultimi cinque anni, il costo del carrello della spesa in Italia ha subito un incremento significativo, superando nettamente l’andamento dell’inflazione generale. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, tra il 2021 e il 2025 il prezzo medio dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona è aumentato del 24%, mentre i costi legati all’energia sono saliti di oltre il 34%, un dato che riflette le attuali tensioni sui mercati energetici e le sfide economiche che le famiglie italiane devono affrontare quotidianamente.

Report Istat: andamento dell’inflazione e variazioni territoriali

Nel dicembre 2025, l’inflazione relativa al carrello della spesa ha registrato un’accelerazione passando da un +1,5% a un +1,9%, mentre su base annua si è passati dal +2% del 2024 al +2,4% del 2025. L’incremento più marcato si è osservato nei prezzi dei beni energetici regolamentati, con un aumento del 16,2% rispetto al -0,2% dell’anno precedente, e nei beni alimentari non lavorati, che hanno visto crescere i loro prezzi del 3,4%. Tra le regioni italiane, si segnalano rincari più evidenti nelle città di Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte con un tasso di inflazione pari all’1,8% a dicembre 2025. Al contrario, aree come Aosta e Campobasso hanno registrato variazioni più contenute o addirittura negative (-0,1%).

Nel dettaglio, il Sud Italia ha mostrato un’inflazione superiore alla media nazionale (+1,5%), mentre il Nord-Ovest e il Nord-Est si sono attestati rispettivamente a +0,9% e +1,1%. Il Centro Italia ha mantenuto un tasso in linea con la media nazionale (+1,2%).

Impatto sulle famiglie e differenze sociali

L’aumento dei prezzi ha colpito con maggior forza le famiglie con redditi più bassi: il 20% delle famiglie meno abbienti ha visto l’inflazione salire dall’0,1% del 2024 all’1,7% del 2025, mentre per il gruppo più alto-spendente l’incremento è stato più contenuto, passando dall’1,6% all’1,7%. Questo fenomeno è legato al peso maggiore che i beni energetici e alimentari hanno nel bilancio delle famiglie meno abbienti, rispetto ai servizi che incidono maggiormente sui consumi delle famiglie più ricche. Nonostante ciò, il divario di inflazione tra fasce di reddito diverse si è quasi azzerato nel 2025, a differenza del 2022, quando la forbice raggiunse quasi otto punti percentuali in svantaggio delle famiglie più povere.

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