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Mangiare formaggio riduce il rischio di demenza? Lo studio svedese che ribalta le convinzioni sui grassi

Una ricerca durata 25 anni e pubblicata su Neurology collega il consumo quotidiano di formaggi grassi a una minore probabilità di sviluppare demenza

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Dei formaggi francesi

Dei formaggi francesi | Pixabay @Jill Wellington - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Il formaggio, per anni messo sotto accusa nelle diete per il suo contenuto di grassi, torna al centro del dibattito scientifico con un ruolo del tutto inatteso. Un ampio studio svedese, pubblicato sulla rivista Neurology della American Academy of Neurology, suggerisce che consumare regolarmente formaggi ad alto contenuto di grassi potrebbe ridurre il rischio di sviluppare demenza. Una scoperta che sorprende e che arriva in un momento storico in cui l’aumento delle patologie neurodegenerative rappresenta una delle principali sfide sanitarie globali. La ricerca, durata oltre due decenni, invita a riconsiderare il rapporto tra alimentazione, grassi e salute del cervello.

Formaggio Grana Padano DOP
Formaggio Grana Padano DOP | Photo by Claudia Castaldi licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) – Alanews.it

Lo studio svedese durato 25 anni

La ricerca è stata condotta in Svezia e ha coinvolto oltre 27 mila adulti seguiti per circa 25 anni nell’ambito dello studio osservazionale Malmo Diet and Cancer. I partecipanti hanno fornito informazioni dettagliate sulle proprie abitudini alimentari attraverso diari, questionari sulla frequenza dei pasti e interviste approfondite sulla preparazione dei cibi. I ricercatori hanno poi messo in relazione il consumo quotidiano di formaggio con l’insorgenza di demenza nel corso degli anni.

I risultati hanno mostrato una differenza significativa: circa il 10% delle persone che consumavano almeno 50 grammi al giorno di formaggio ad alto contenuto di grassi ha sviluppato demenza, contro il 13% di chi ne consumava meno di 15 grammi al giorno. Dopo aver corretto i dati tenendo conto di età, sesso, livello di istruzione e dieta complessiva, il rischio di demenza per tutte le cause risultava inferiore del 13% tra i consumatori abituali di formaggi grassi. Un dato che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

Quali formaggi fanno la differenza

Lo studio ha individuato benefici specifici legati ai formaggi con una percentuale di grassi superiore al 20%. Tra questi rientrano prodotti molto diffusi come brie, gouda, cheddar e groviera, ma anche eccellenze italiane come parmigiano e mozzarella. Secondo l’epidemiologa nutrizionista Emily Sonestedt dell’Università di Lund, uno dei punti più interessanti della ricerca è proprio la messa in discussione di convinzioni radicate. Per decenni, infatti, il formaggio è stato spesso considerato un alimento da limitare per proteggere la salute cardiovascolare e metabolica.

La ricerca non ha invece rilevato associazioni significative tra riduzione del rischio di demenza e consumo di formaggi o panna a basso contenuto di grassi, né per latte, yogurt o kefir. Il burro ha mostrato risultati contrastanti, con un possibile aumento del rischio di Alzheimer nei casi di consumo elevato. Questo suggerisce che non tutti i latticini abbiano lo stesso impatto e che la composizione nutrizionale giochi un ruolo chiave.

Demenza: un’emergenza sanitaria globale

La demenza è un termine che racchiude diverse patologie caratterizzate da un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, come memoria, linguaggio e capacità decisionali. Non fa parte del normale invecchiamento, ma è legata a malattie specifiche come Alzheimer, demenza vascolare e Parkinson. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo oltre 55 milioni di persone convivono con una forma di demenza, con previsioni che parlano di 150 milioni di casi entro il 2050.

In Italia la situazione è altrettanto rilevante: oltre 1,2 milioni di persone soffrono di demenza, numero destinato ad aumentare drasticamente nei prossimi decenni. In questo contesto, anche piccoli fattori protettivi legati allo stile di vita possono avere un impatto significativo sulla salute pubblica. L’alimentazione è uno di questi e lo studio svedese rafforza l’idea che alcuni cibi possano contribuire alla prevenzione.

Cautela e prospettive future

Nonostante i risultati promettenti, gli esperti invitano alla prudenza. La principale limitazione dello studio riguarda il fatto che la dieta è stata registrata in un momento preciso, 25 anni prima della diagnosi di demenza. È probabile che nel tempo le abitudini alimentari e lo stile di vita dei partecipanti siano cambiati. Come sottolineato dalla neuroscienziata Tara Spires-Jones del Dementia Research Institute del Regno Unito, non coinvolta nello studio, questi aspetti vanno considerati nell’interpretazione dei dati.

Ciò non toglie che la ricerca apra nuove strade di approfondimento sul ruolo dei grassi nella salute del cervello. Il formaggio, consumato con moderazione all’interno di una dieta equilibrata, potrebbe non essere solo un piacere per il palato, ma anche un alleato inatteso contro il declino cognitivo.

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