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Accordo Usa-Taiwan, via libera alla vendita di armi per 11 miliardi di dollari

Il nuovo pacchetto di armamenti rafforza la difesa di Taipei tra tensioni crescenti con Pechino, che annuncia sanzioni contro le aziende Usa coinvolte nella fornitura

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Accordo Usa-Taiwan, via libera alla vendita di armi per undici miliardi di dollari

Accordo Usa-Taiwan, via libera alla vendita di armi per undici miliardi di dollari

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Taipei, 18 dicembre 2025 – Gli Stati Uniti hanno autorizzato un nuovo massiccio pacchetto di vendita di armi a Taiwan per un valore di 11 miliardi di dollari, rafforzando ulteriormente il sostegno militare all’isola nel contesto di crescenti tensioni con la Cina. La notizia dell’accordo tra Usa e Taiwan è stata confermata dalla portavoce dell’Ufficio Presidenziale di Taipei, Karen Kuo, che ha espresso il ringraziamento ufficiale del governo taiwanese verso Washington.

Accordo Usa-Taiwan: i dettagli

Il pacchetto, reso noto dopo l’informativa dell’amministrazione Trump al Congresso statunitense, comprende otto categorie di armamenti e sistemi militari avanzati. Tra questi figurano sistemi missilistici Himars, kit tattici d’assalto, pezzi di ricambio per elicotteri AH-1W SuperCobra, obici semoventi M109A7 Paladin, missili anticarro, droni e software militari aggiornati. In particolare, sono previsti 82 lanciamissili mobili Himars e 420 missili tattici Army Tactical Missile Systems (Atacms), oltre a 60 obici semoventi, che rappresentano un significativo potenziamento della capacità difensiva taiwanese.

Taiwan ha accolto con favore la decisione, che si inserisce nel solco del Taiwan Relations Act, la legge statunitense che impegna Washington a garantire la capacità difensiva dell’isola. La portavoce Kuo ha sottolineato che questa è la seconda vendita di armi di tale portata autorizzata dall’amministrazione Trump nel suo secondo mandato, ribadendo l’importanza del partenariato strategico tra Taiwan e Stati Uniti e l’impegno a rafforzare la resilienza difensiva di tutta la società taiwanese.

Tuttavia, come previsto, la Cina ha reagito con durezza. Pechino considera Taiwan una provincia ribelle e parte integrante del proprio territorio nazionale, destinata alla riunificazione, anche con la forza se necessario. Il ministero degli Esteri cinese ha definito la vendita di armi come un’interferenza negli affari interni della Cina, annunciando che adotterà una “risposta legittima e necessaria” e imponendo sanzioni contro le società statunitensi coinvolte, tra cui Lockheed Martin, Boeing Defense e Raytheon. Queste misure, secondo gli analisti, hanno un impatto limitato, dato che le aziende coinvolte mantengono significative attività civili in Cina.

L’avvertimento di Pechino: “Basta armare Taiwan”

Nel corso del briefing quotidiano, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha rivolto un appello agli Usa affinché smettano immediatamente di armare Taiwan. La richiesta ribadisce il rispetto del principio di “Unica Cina”, fulcro della diplomazia cinese nei confronti di Taiwan, considerata da Pechino come una provincia ribelle da riunificare.

Crescente pressione militare e aumento del budget della difesa di Taiwan

La vendita di armi si inserisce in un contesto di crescente tensione lungo lo Stretto di Taiwan. Negli ultimi mesi, la Cina ha intensificato le incursioni militari nella zona d’identificazione aerea di Taipei, con 21 violazioni registrate dallo scorso settembre, e ha incrementato la presenza navale nelle acque circostanti l’isola. Inoltre, Pechino sta rafforzando le sue basi missilistiche lungo le coste del Fujian e dello Zhejiang, con l’installazione di missili balistici DF-17, secondo un report del South China Morning Post.

In risposta, il governo taiwanese ha annunciato che il budget della difesa per il prossimo anno supererà il 3% del Pil, in linea con gli standard NATO, con l’obiettivo di arrivare al 5% entro il 2030. È stato inoltre proposto un budget speciale per rafforzare le capacità di difesa asimmetriche e la resilienza dell’isola, in un quadro di riforme volte a preservare la pace attraverso la forza. Il presidente taiwanese Lai Ching-te ha ribadito la volontà di collaborare con gli Stati Uniti e altri paesi alleati per mantenere la libertà, la democrazia e la stabilità nella regione.

Gli Usa, pur non riconoscendo formalmente Taiwan come Stato indipendente, rimangono il principale sostenitore della sua sicurezza, considerata cruciale per la stabilità regionale e la deterrenza contro un possibile attacco cinese. L’accordo di vendita dovrà ancora ricevere il via libera definitivo dal Congresso americano, ma è ritenuto altamente probabile il suo passaggio grazie a un solido consenso bipartisan a favore di Taiwan.

In un quadro geopolitico complesso e delicato, questa nuova vendita di armi rappresenta un significativo passo nella strategia di Washington per sostenere Taipei, mentre Pechino continua a riaffermare con fermezza la sua rivendicazione sull’isola, alimentando una delle crisi diplomatiche e militari più sensibili dell’Asia orientale.

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