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Manovra, taglio di 30 milioni alla Rai: “Rischio per pluralismo e grandi eventi”

La riduzione dei fondi prevista dalla manovra solleva allarme tra operatori e sindacati: a rischio pluralismo, qualità dell’informazione e competitività della Rai

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Il logo della Rai

Shutterstock.com

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 12 dicembre 2025 – La recente manovra finanziaria ha introdotto una riduzione di 30 milioni di euro in tre anni nei finanziamenti destinati alla Rai, provenienti dal canone di abbonamento versato da esercizi pubblici, attività commerciali e professionisti. Questa misura, inserita attraverso la riformulazione di un emendamento parlamentare, ha suscitato forti preoccupazioni tra i rappresentanti del settore radiotelevisivo e i vertici dell’azienda di servizio pubblico.

Il logo della Rai
Il logo della Rai | Photo by RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.A. – alanews.it

La protesta di Confindustria Radio Televisioni e le preoccupazioni del CdA Rai

Confindustria Radio Televisioni ha espresso una netta condanna verso il taglio delle risorse alla Rai, definendo questa scelta “profondamente preoccupante e potenzialmente dannosa per il sistema Paese”. Antonio Marano, presidente dell’associazione che rappresenta le imprese del settore, ha sottolineato che “la missione del servizio pubblico non è un costo, ma un investimento”. Secondo Marano, la riduzione dei fondi “indebolisce la capacità della Rai di adempiere al suo mandato istituzionale, come sancito dal Contratto di Servizio”.

Il presidente ha evidenziato come un indebolimento finanziario possa comportare “una riduzione degli spazi dedicati all’informazione approfondita, al pluralismo delle voci e ai programmi di inchiesta, elementi essenziali per la salute democratica del Paese”. In un momento cruciale caratterizzato dalla transizione digitale e dalla necessità di contrastare la disinformazione, Marano ha ribadito che “la tutela e il rafforzamento della Rai devono essere una priorità strategica per Governo e Parlamento”.

Anche il Consiglio di Amministrazione della Rai ha manifestato preoccupazione per la mancanza di risorse nella nuova manovra. In una nota, i consiglieri hanno sottolineato che “il tema delle risorse è sempre centrale per il servizio pubblico radiotelevisivo, specie nell’attuale assetto competitivo”. Essi hanno ribadito che, seppur sia importante sostenere l’editoria nazionale, ciò non può avvenire “a discapito del servizio pubblico”. Una ulteriore riduzione dei fondi “avrebbe ripercussioni sulla capacità produttiva e sulla possibilità di competere sul mercato, in particolare riguardo ai grandi eventi”.

I dettagli della manovra e le conseguenze operative per la Rai

L’emendamento alla manovra stabilisce che, a partire dal 1° gennaio 2026, le entrate versate a titolo di abbonamento alle radioaudizioni saranno destinate alla Rai al netto di una somma fissa di 110 milioni di euro annui. A questa somma si applicherà una riduzione di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, per un totale complessivo di 30 milioni in meno in tre anni.

Inoltre, la nuova formulazione abroga un comma della legge di bilancio del 2020 che destinava una quota di 110 milioni di euro annui al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, mentre la restante parte delle entrate derivanti dal canone era indirizzata alla Rai. Questa modifica impone all’azienda di promuovere “l’adozione di misure di razionalizzazione” sui costi di funzionamento e gestione per il triennio 2026-2028, in aggiunta alle misure già previste per il 2025 relative alla riduzione dei costi per consulenze esterne.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha espresso un parere contrario all’emendamento che taglia le risorse per le tv locali, definendo la riduzione “intollerabile”. Fonti ministeriali hanno confermato che tale contrarietà è stata ribadita anche nelle fasi successive di riformulazione del provvedimento.

Il dissenso riguarda in particolare il taglio di 20 milioni di euro annui destinati all’emittenza radiofonica e televisiva locale per il triennio 2026-2028, una misura che rischia di penalizzare un settore già fragile e fondamentale per il pluralismo territoriale.

Le reazioni sindacali e il ruolo strategico del servizio pubblico

Anche il sindacato Unirai, che rappresenta i giornalisti liberi della Rai, ha criticato duramente la riduzione delle risorse, definendola una scelta “sbagliata e miope”. Secondo il sindacato, l’utilizzo del canone come strumento di contenimento della spesa rischia di compromettere “l’autonomia editoriale, l’informazione e le strutture territoriali” del servizio pubblico radiotelevisivo. Tagliare risorse stabili alla Rai significa, secondo Unirai, “compromettere la qualità e il pluralismo dell’offerta, scaricando le conseguenze su lavoratori e cittadini”.

Il tema del finanziamento stabile e adeguato alla Rai è stato più volte richiamato sia da Confindustria Radio Televisioni che dagli stessi vertici aziendali come un elemento imprescindibile per garantire la qualità, il pluralismo e la capacità di innovazione del servizio pubblico.

La Rai, che si trova in un momento di trasformazione digitale e di crescente competizione nel mercato audiovisivo, dovrà quindi affrontare la sfida di mantenere i propri standard qualitativi e la propria offerta culturale e informativa, nonostante le risorse finanziarie ridotte.

Il dibattito sulla manovra e i suoi effetti sul servizio pubblico è destinato a proseguire nelle prossime settimane, con particolare attenzione alle decisioni del Governo e del Parlamento in merito al finanziamento e alla governance della Rai.

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