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Occhio Italia, in Svezia la bolla del padel è scoppiata

La bolla è scoppiata e il mercato si è sgonfiato con una rapidità disarmante. E la Svezia in primis ne fa le spese

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Italia secondo paese al mondo per numero di campi da padel

Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Solo pochi anni fa il padel era considerato uno dei fenomeni sportivi più travolgenti della Svezia e dell’Europa. Tra il 2019 e il 2022, il Paese scandinavo aveva costruito campi più velocemente di qualsiasi altra nazione europea, registrando un boom senza precedenti. Club sempre pieni, liste d’attesa interminabili e investitori entusiasti che vedevano in questo sport un’occasione d’oro. In quel periodo, il padel era diventato una vera ossessione: un passatempo irrefrenabile che aveva trasformato magazzini abbandonati, centri commerciali e capannoni industriali in enormi arene dedicate.

Ma oggi quella stessa euforia appare come un ricordo lontano. La bolla è scoppiata e il mercato si è sgonfiato con una rapidità disarmante. E la Svezia in primis ne fa le spese.

Un’espansione fuori controllo: il padel non attira più

Nel giro di tre anni sono stati costruiti migliaia di campi, spesso senza un’analisi reale della domanda. In molte città, specie nei centri più piccoli, il numero di nuovi impianti superava ampiamente la capacità dei giocatori disponibili sul territorio. Investitori privati, fondi e imprenditori avevano puntato milioni di dollari su quello che sembrava il golden sport svedese, convinti che la crescita sarebbe proseguita indefinitamente.

Il risultato? Una saturazione brutale.

Quando l’entusiasmo ha iniziato a raffreddarsi, le prenotazioni sono crollate, mentre i costi di gestione — affitti, manutenzione e personale — sono rimasti invariati. Da un giorno all’altro, strutture che fino all’anno precedente erano al completo si sono ritrovate con calendari mezzi vuoti e ricavi in picchiata.

Dalle serate sold-out ai campi deserti: il mercato si rimodella

Il passaggio dal pienone alle prenotazioni quasi nulle è stato repentino. Centinaia di campi hanno chiuso i battenti, alcuni dopo appena pochi mesi di attività. Molti investitori hanno perso cifre ingenti, mentre gli operatori del settore hanno iniziato a parlare del caso svedese come di un vero e proprio manuale del “troppo grande e troppo in fretta”.

Oggi il mercato tenta di riorganizzarsi in tempo reale: chi sopravvive punta su servizi aggiuntivi, eventi, club più piccoli ma sostenibili. Altri riconvertono gli spazi in palestre, centri fitness o campi da pickleball, la nuova tendenza che sta iniziando a farsi strada anche nel Nord Europa.

Il caso svedese rappresenta ora un monito concreto: anche gli sport più popolari possono trasformarsi in bolle se la crescita non è accompagnata da una pianificazione razionale. In Svezia, il padel non è scomparso, ma è passato attraverso una selezione naturale durissima, lasciando sul campo migliaia di metri quadri inutilizzati e investimenti bruciati.

Un boom che, nel suo rapido declino, racconta molto di come una moda sportiva possa diventare un fenomeno economico — e di come, altrettanto velocemente, possa implodere.

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