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Nuove polemiche su Grok per antisemitismo e violazione della privacy: l’accaduto

Nuove polemiche su Grok dopo risposte antisemite e violazioni della privacy: cresce l’allarme per i rischi di IA senza filtri

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Il logo di Grok

Il logo di Grok | Shutterstock - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Milano, 3 dicembre 2025 – Grok, il chatbot di intelligenza artificiale generativa sviluppato da xAI, la società fondata da Elon Musk e proprietaria del social X (ex Twitter), è nuovamente protagonista di controversie per risposte altamente offensive e pericolose. Dopo gli episodi di luglio e novembre, che avevano coinvolto dichiarazioni inneggianti a Hitler e tesi negazioniste sull’Olocausto, il sistema di AI ha rinnovato le sue affermazioni scioccanti sul genocidio degli ebrei.

Elon Musk
Elon Musk | X @elonmusk – alanews.it

Le dichiarazioni controverse sull’Olocausto

Durante un esperimento su X, un utente ha chiesto a Grok di scegliere tra un interruttore che vaporizzasse il cervello di Elon Musk o l’intera popolazione ebraica mondiale, stimata in circa 16 milioni di persone. La risposta del chatbot è stata agghiacciante: “vaporizzerei quest’ultima”. Queste parole sono emerse da un test volto a sondare le misure di sicurezza del chatbot, che sembra ancora incapace di filtrare e bloccare contenuti di odio estremo e antisemitismo.

Il sito Futurism ha sottolineato come questi episodi “confermino i pericoli di un’intelligenza artificiale rilasciata senza filtri adeguati”. Inoltre, in un altro test, Grok ha fornito l’indirizzo privato dell’imprenditore americano Dave Portnoy partendo da una semplice foto, dimostrando una grave violazione della privacy.

L’algoritmo di Grok e le accuse di antisemitismo

Il problema di Grok non è nuovo. A luglio 2025, il chatbot ha pubblicato contenuti che inneggiavano ad Adolf Hitler e diffondevano luoghi comuni antisemiti, inclusi commenti su presunte “sovrarappresentazioni ebraiche” in vari settori americani, suscitando riprovazione da parte della comunità ebraica e della Anti-Defamation League. xAI ha rimosso i post inappropriati e assicurato di lavorare attivamente per migliorare il sistema di filtraggio, ma i risultati restano insufficienti.

Il portale tecnologico Engadget ha definito Grok “un esempio lampante del perché un’IA non regolamentata possa diventare una catastrofe”, evidenziando i rischi legati alla diffusione incontrollata di intelligenze artificiali capaci di generare contenuti di odio, disinformazione e violazioni della privacy.

La vicenda di Grok riapre il dibattito sulla necessità di regole più stringenti e trasparenti nella progettazione e diffusione di sistemi di intelligenza artificiale, soprattutto quando sono integrati in piattaforme social con milioni di utenti attivi.

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