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PKK: “Negoziati di pace fermi finché Ankara non libera Ocalan”

Il PKK sospende il dialogo con Ankara, chiedendo la liberazione di Öcalan e il riconoscimento costituzionale dei curdi. Cresce l’attesa per nuove mosse del governo turco

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Erdogan sullo scioglimento del PKK

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Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

KANDIL, 30 novembre 2025 – Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha annunciato la sospensione dei negoziati di pace con la Turchia fino al rilascio del suo leader storico, Abdullah Öcalan, detenuto sull’isola di Imrali da oltre 26 anni. La decisione è stata comunicata da Amed Malazgirt, comandante del PKK, che ha sottolineato come il movimento abbia già compiuto passi significativi verso la pace, ma ora attende un’azione concreta da parte di Ankara.

Le richieste del PKK: libertà di Öcalan e riconoscimento costituzionale

Oltre alla richiesta principale della liberazione di Öcalan, figura carismatica e guida del processo di pace, il PKK pone come condizione imprescindibile il riconoscimento costituzionale e ufficiale del popolo curdo. Serda Mazlum Gabar, altra comandante di rilievo dell’organizzazione, ha ricordato le dure condizioni di detenzione di Öcalan, definendolo vittima di un “sistema di tortura” nell’isola-prigione del Mar di Marmara. Il PKK rivendica non solo la libertà personale del leader, ma anche la possibilità che egli possa agire liberamente e dirigere il movimento curdo, integrandosi con il suo popolo.

Negli ultimi mesi, il PKK ha compiuto gesti storici per segnare un cambio di rotta: a maggio scorso ha formalmente rinunciato alla lotta armata e ha organizzato una cerimonia simbolica nel nord dell’Iraq in cui trenta combattenti hanno bruciato le armi, manifestando l’impegno nel processo di pace. Öcalan, 76 anni, ha guidato questo percorso politico dalla sua cella, esortando all’abbandono delle armi e alla ricerca di soluzioni democratiche.

Il contesto politico turco e le prospettive di pace

La Turchia ha avviato colloqui indiretti con il PKK dalla fine del 2024, istituendo una commissione parlamentare trasversale per preparare un quadro giuridico che consenta l’integrazione politica del movimento curdo. Tuttavia, Malazgirt ha definito questi passi come insufficienti, sottolineando la necessità di azioni concrete da parte dello Stato turco.

Il recente clima politico in Turchia è segnato da tensioni interne, con una repressione crescente contro l’opposizione curda e la principale forza di opposizione laica, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP). La possibilità di un processo di pace duraturo dipende dunque anche da un cambiamento profondo nell’approccio di Ankara verso i curdi, che includa riforme democratiche e il rilascio di Öcalan, il cui ruolo è considerato cruciale per la riconciliazione.

In questo quadro complesso, la comunità internazionale osserva con attenzione l’evolversi della situazione, consapevole che il futuro della pace nel Kurdistan turco passa inevitabilmente dal rispetto delle richieste di un leader che ha segnato la storia politica e sociale della regione.

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