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Isola di Pasqua: ecco spiegato il mistero dei Moai

Nuove ricerche e sperimentazioni svelano come gli antichi abitanti di Rapa Nui avrebbero fatto “camminare” i moai, rivoluzionando le teorie sul trasporto delle statue

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Isola di Pasqua: ecco spiegato il mistero dei Moai

Isola di Pasqua: ecco spiegato il mistero dei Moai

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Hanga Roa, Isola di Pasqua – 28 novembre 2025. Da secoli, le misteriose statue monolitiche chiamate moai dominano il paesaggio dell’Isola di Pasqua, o Rapa Nui, affacciandosi sull’oceano Pacifico meridionale. Alte fino a 10 metri e con un peso che può superare le 80 tonnellate, queste imponenti sculture sono state realizzate tra il XIII e il XVIII secolo con il tufo vulcanico estratto dalla cava di Rano Raraku. Il loro trasporto dalle cave alle piattaforme cerimoniali, gli ahu, è stato a lungo oggetto di dibattito tra gli archeologi. Negli ultimi anni, nuove ricerche hanno riportato in auge una teoria sorprendente: i moai furono fatti “camminare” oscillando su se stessi mediante l’uso di corde.

La teoria del trasporto verticale dei moai

Gli antropologi statunitensi Carl Lipo (Università di Binghamton) e Terry Hunt (Università dell’Arizona) sono tra i principali sostenitori di questa ipotesi. Nel 2024 hanno pubblicato sul Journal of Archaeological Science i risultati di un esperimento che ha coinvolto 18 volontari per spostare una replica di moai di 4,5 tonnellate. Utilizzando corde fissate alla testa della statua, i partecipanti hanno fatto oscillare il monolite avanti e indietro, facendolo avanzare lentamente ma in modo efficace. In 40 minuti la replica è stata spostata di 100 metri, un dato che lascia immaginare come i moai originali, trasportati su distanze anche superiori ai 17 chilometri, potessero essere mossi con risorse limitate.

Lipo e Hunt hanno studiato la forma dei moai, la distribuzione del peso e il baricentro, dimostrando che la base delle statue è stata probabilmente progettata per facilitare questo movimento oscillante. Inoltre, la conformazione delle strade di Rapa Nui, larghe circa 4,5 metri e con una sezione trasversale concava, sembra essere stata realizzata proprio per agevolare il cammino delle statue. La forma a “D” della base dei moai e la loro inclinazione in avanti avrebbero reso possibile un trasporto efficiente e relativamente sicuro lungo i percorsi.

Le statue stese al suolo e le teorie alternative

Una questione ancora controversa riguarda i numerosi moai ritrovati distesi lungo le vie dell’isola. Secondo alcuni, queste statue cadute furono abbandonate durante il trasporto a causa di incidenti, mentre altri studiosi ritengono che le crepe e i danni si siano formati nel tempo per cause naturali, come l’azione degli agenti atmosferici.

La teoria del trasporto “a piedi” si confronta con un’altra ipotesi storica, quella del trasporto orizzontale mediante slitte di legno scivolate su tronchi. Questo metodo, testato con successo in esperimenti degli anni ’90, prevedeva anche l’uso di strutture lignee per erigere e fissare i moai nelle loro piattaforme. Tuttavia, le più recenti ricerche di Lipo e Hunt sostengono che il metodo verticale richiedesse meno risorse e manodopera, risultando più coerente con le tradizioni orali di Rapa Nui che raccontano delle statue che “camminavano”.

Nuove prospettive sulla storia dell’Isola di Pasqua

Oltre alla questione del trasporto, gli stessi antropologi hanno contribuito a rivedere la narrazione storica sull’isola, smentendo l’ipotesi di un ecocidio causato dalla deforestazione estrema e dallo sfruttamento dissennato delle risorse. Studi basati su immagini satellitari indicano che la popolazione di Rapa Nui è sempre stata inferiore rispetto alle stime precedenti, e che un equilibrio sostenibile fu mantenuto fino all’arrivo degli europei, che introdussero malattie e nuovi fattori di crisi.

Le scoperte di Lipo e Hunt rappresentano dunque un importante passo avanti per comprendere non solo la tecnica ingegneristica impiegata per muovere i moai, ma anche la resilienza culturale e ambientale di una delle comunità più isolate e affascinanti del Pacifico.

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