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Milan, RedBird si ritira dalla corsa all’acquisto del Telegraph: la situazione

RedBird si sfila dall’acquisizione del Telegraph dopo pressioni editoriali e dubbi geopolitici. IMI resta in corsa, futuro incerto per le testate

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RedBird si ritira dall'acquisto del Telegraph

| ANSA - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Si chiude con un passo indietro di RedBird Capital Partners la complessa vicenda legata all’acquisizione del Daily Telegraph e del Sunday Telegraph, due delle testate più influenti nel panorama mediatico britannico. Il gruppo statunitense, guidato da Gerry Cardinale – presidente del Milan -, ha ritirato l’offerta da 500 milioni di sterline, ponendo fine, almeno temporaneamente, a una trattativa che durava da oltre due anni.

RedBird Capital e la proposta ritirata

L’offerta di RedBird, fondata nel 2014 a New York da Gerry Cardinale, imprenditore con radici italiane e figura di rilievo nel mondo degli investimenti sportivi e finanziari, era stata riprogettata per rispettare le nuove normative britanniche che consentono a un fondo sovrano straniero di detenere fino al 15% delle quote di un giornale. La joint venture tra RedBird e l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI), storico istituto bancario italiano ora parte del gruppo Sanpaolo IMI, prevedeva proprio una partecipazione del 15% per IMI, controllata dalla famiglia reale di Abu Dhabi.

Nonostante ciò, il governo britannico avrebbe comunque voluto sottoporre l’operazione a una revisione regolatoria formale, una prospettiva che ha indotto RedBird a recedere dall’acquisto per evitare ulteriori complicazioni.

Pressioni editoriali e dubbi geopolitici

Una componente chiave del ritiro di RedBird è stata l’opposizione interna proveniente dalla redazione del Telegraph. Nei mesi scorsi, la testata ha pubblicato numerosi articoli critici sull’offerta, mettendo in discussione la trasparenza degli investitori e la possibile compromissione dell’indipendenza editoriale. Questa resistenza ha avuto un peso significativo nella decisione del fondo statunitense.

Inoltre, persistono forti preoccupazioni politiche e geopolitiche riguardo al coinvolgimento di capitali provenienti dal Golfo, rappresentati da IMI, e da presunti legami di RedBird con investitori cinesi, anche se la società ha definito tali rapporti “insignificanti”. Questi timori hanno contribuito a creare un’atmosfera di diffidenza intorno all’intera operazione.

Il futuro incerto del Telegraph

Nonostante il ritiro di RedBird, IMI ha confermato la volontà di portare a termine la vendita, mantenendo aperta la trattativa con altre parti interessate e impegnandosi a collaborare con il governo britannico. Tuttavia, l’indipendenza della stampa e il controllo sui capitali stranieri restano temi caldi nel Regno Unito, dove la proprietà delle testate continua a essere sospesa in un limbo normativo e politico.

Gerry Cardinale, noto per il suo approccio imprenditoriale e per aver guidato acquisizioni di rilievo come quella del Milan, puntava a espandere l’influenza del Telegraph anche negli Stati Uniti, mirando a un pubblico conservatore insoddisfatto dell’attuale panorama mediatico americano. Oggi, però, la palla torna al governo britannico e ai futuri investitori, in attesa di una soluzione che potrebbe richiedere ancora tempo.

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