Ruben Amorim arriva al Milan con la reputazione di uno degli allenatori più interessanti e divisivi del panorama europeo. Carismatico, preparato e spesso sopra le righe, il tecnico portoghese porta con sé una storia fatta di intuizioni vincenti, scelte coraggiose e qualche clamoroso scivolone. A Milano troverà una piazza esigente e una dirigenza pronta a misurare ogni risultato. Per questo la sua avventura rossonera rappresenta probabilmente la sfida più delicata della sua carriera.
Dalle intuizioni da predestinato alla consacrazione in Portogallo
Nato a Lisbona il 27 gennaio 1985, Ruben Amorim ha avuto una carriera da calciatore solida ma non straordinaria. Centrocampista intelligente e ordinato, ha legato il proprio nome soprattutto al Benfica, con cui ha conquistato quattro campionati portoghesi. In mezzo, le esperienze con Belenenses, Braga, la Nazionale portoghese e l’ultima parentesi in Qatar con l’Al-Wakrah prima del ritiro nel 2017.
La sua vera dimensione, però, era già quella della panchina. L’inizio da allenatore fu persino controverso: nel 2018 guidò il Casa Pia senza il necessario patentino, venendo squalificato e costretto alle dimissioni. Un episodio che avrebbe potuto frenarlo, ma che invece segnò soltanto il primo passo di una rapida ascesa. Dopo l’esperienza con il Braga B e la promozione alla guida della prima squadra, Amorim si impose come il volto nuovo del calcio portoghese.
Il capolavoro Sporting e il calcio delle certezze
La svolta arrivò nel 2020, quando lo Sporting Lisbona investì dieci milioni di euro per strapparlo al Braga. Una cifra enorme per un allenatore emergente, ma destinata a rivelarsi un affare. Amorim riuscì infatti a interrompere il lungo dominio condiviso da Benfica e Porto, riportando il titolo allo Sporting nella stagione 2020-21.
Chi pensava a un exploit isolato dovette ricredersi. Nel 2023-24 arrivò un secondo campionato, conquistato con autorevolezza e con un largo margine sui rivali cittadini. Il suo marchio di fabbrica era un calcio pragmatico, ma efficace: difesa a tre, costruzione dal basso, pressing aggressivo e grande valorizzazione dei giovani. Un sistema che richiede giocatori intelligenti tatticamente e capaci di interpretare più ruoli.
Manchester United, il crollo e la sfida Milan
I successi in Portogallo convinsero il Manchester United ad affidargli la panchina. L’esperienza inglese, però, si trasformò rapidamente in un incubo. In quattordici mesi Amorim finì spesso al centro delle polemiche per dichiarazioni durissime contro la squadra e per il rapporto sempre più complicato con l’ambiente. Celebre il suo sfogo sul ruolo di manager e le critiche pubbliche ai giocatori, definiti addirittura protagonisti di una delle peggiori stagioni nella storia del club.
#amorim dopo il 2 a 0 del venezia di stroppa con bloco basso e ripartenza #ACmilan pic.twitter.com/dANsQsJ3Uq
— Muka Lodric (@1squadramilano) June 14, 2026
A pesare furono anche i risultati deludenti, culminati con eliminazioni inattese e momenti diventati virali sui social. Il caso più famoso si verificò lo scorso agosto, quando il Manchester United fu eliminato dal Grimsby in Carabao Cup. Amorim è finito nella bufera per il suo atteggiamento in panchina. Mentre la sua squadra era in svantaggio, l’allenatore è stato inquadrato mentre era in difficoltà nel maneggiare le pedine magnetiche della sua lavagna tattica. Un momento che è diventato virale sui social provocando diverse prese in giro nei suoi confronti.
Eppure ridurre Amorim a quel fallimento sarebbe un errore. Il Manchester United degli ultimi anni ha logorato allenatori ben più esperti e titolati. Ora il Milan scommette sulla sua capacità di ricostruire e di imporre una visione chiara. Le idee non gli mancano, così come il carattere. Resta da capire quanto spazio avranno nel delicato equilibrio tra le ambizioni di Zlatan Ibrahimovic, le strategie della dirigenza e i vincoli economici della proprietà. Da questa convivenza dipenderà gran parte del futuro rossonero e del prossimo capitolo della storia di Amorim.
