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Centro di coordinamento Usa-Israele per Gaza: assenti però i palestinesi

Nel centro di coordinamento internazionale a Kiryat Gat si studiano strategie per il futuro di Gaza tra piani di stabilizzazione, gestione degli aiuti e tensioni diplomatiche

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Centro di coordinamento Usa-Israele: tra tregua fragile e nuove strategie per il futuro di Gaza

Centro di coordinamento Usa-Israele: tra tregua fragile e nuove strategie per il futuro di Gaza

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Nel cuore di un’area industriale nel sud di Israele, un ex magazzino merci riconvertito ospita un centro di coordinamento militare-civile dove si riuniscono centinaia di militari statunitensi e israeliani, ufficiali dell’intelligence araba, operatori umanitari internazionali, diplomatici e rappresentanti militari provenienti da Europa e persino Singapore. L’obiettivo ufficiale è monitorare il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza, ma nel contempo si sta lavorando a un ambizioso piano per il futuro dell’enclave, ispirato alla proposta di pace in 20 punti avanzata dal presidente Donald Trump.

Il Centro di Coordinamento Civile-Militare e il piano di pace

Il cosiddetto Civil-Military Coordination Center (C.M.C.C.), operativo da oltre un mese, si presenta come un’organizzazione in fase embrionale, paragonata a una start-up caotica da alcuni funzionari coinvolti. Il centro ha sede a Kiryat Gat, a circa 20 chilometri da Gaza, e funge da snodo per le immagini aeree della Striscia, oltre che per tavoli di lavoro multidisciplinari guidati da ufficiali statunitensi su temi quali intelligence, aiuti umanitari e governance civile.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata di recente, ha concesso il via libera al piano di Trump e ha chiesto la creazione di una Forza Internazionale di Stabilizzazione incaricata di entrare a Gaza per smilitarizzare Hamas e governare temporaneamente il territorio. Alcuni ufficiali statunitensi al centro stanno elaborando piani operativi per questa forza.

Tuttavia, la mancanza di una rappresentanza palestinese formale all’interno del centro ha suscitato critiche, poiché molti esperti e diplomatici ritengono che un progetto esterno non possa avere successo senza il coinvolgimento significativo dei palestinesi stessi. Tale esclusione riflette la posizione di Israele, che insiste nel non permettere all’Autorità Palestinese di governare Gaza post conflitto, in linea con la determinazione del Primo Ministro Benjamin Netanyahu di impedire la nascita di uno stato palestinese indipendente nei territori di Cisgiordania e Gaza.

La gestione degli aiuti umanitari e le sfide politiche

Il C.M.C.C. monitora anche il flusso degli aiuti umanitari in entrata nella Striscia, che rimane sotto il controllo israeliano. Attualmente, circa 800 camion di aiuti raggiungono Gaza quotidianamente, ma il coordinamento tra il centro e le autorità israeliane non è ancora pienamente consolidato. Israele mantiene infatti il controllo diretto, senza cedere appieno l’autorità al centro coordinato dagli Stati Uniti.

Parallelamente, l’Autorità Palestinese ha elaborato piani propri per la ricostruzione e l’assistenza umanitaria, ma resta esclusa dal tavolo di coordinamento, alimentando ulteriormente le tensioni politiche.

Idee per il futuro di Gaza: “comunità sicure alternative” e ricostruzione

Tra le iniziative più discusse all’interno del centro vi è la pianificazione di nuove “comunità sicure alternative” — complessi residenziali che la proposta statunitense vorrebbe costruire nelle zone di Gaza ancora sotto controllo israeliano. L’intento è di offrire rifugio e sicurezza ai civili palestinesi, incoraggiandoli a spostarsi dal territorio sotto il controllo di Hamas, con l’obiettivo di indebolire il movimento islamista.

Tuttavia, questa idea ha suscitato scetticismo tra diversi diplomatici, che mettono in dubbio la volontà dei gazawi di trasferirvisi, temono che possano essere imposte condizioni discriminatorie per l’accesso e paventano il rischio di un’annessione della Striscia da parte di Israele: libera dai suoi abitanti, Gaza cadrebbe facilmente in mano di Tel Aviv.

Il centro, descritto da alcuni come un “Google campus a basso costo”, ospita quotidianamente briefing con alti ufficiali militari e sessioni di lavoro, spesso con nomi ironici per temi delicati, come i “wellness Wednesday” dedicati a sanità ed educazione o i “thirsty Thursday” per le infrastrutture idriche.

Nonostante l’alto profilo delle visite, tra cui quelle di esponenti dell’amministrazione Trump come il vicepresidente JD Vance o il segretario di Stato Marco Rubio, il cammino verso una pace stabile e una ricostruzione efficace di Gaza appare ancora incerto e complesso, con il C.M.C.C. impegnato a bilanciare esigenze militari, umanitarie e politiche in uno scenario di estrema delicatezza.

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