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Confcommercio lancia l’allarme: in Italia scomparse 140mila attività in 12 anni

Confcommercio denuncia la desertificazione commerciale che trasforma i centri urbani italiani: calano negozi e ambulanti

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L'allarme di Confcommercio sulle attività in Italia

L'allarme di Confcommercio sulle attività in Italia | ANSA/ANGELO CARCONI (NPK) - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

In Italia negli ultimi dodici anni sono scomparse oltre 140mila attività commerciali, tra negozi tradizionali e attività ambulanti: è questo l’allarme lanciato da Confcommercio, che evidenzia come la desertificazione commerciale stia trasformando profondamente il tessuto urbano e sociale delle città italiane, con un impatto particolarmente forte nei centri storici e nei comuni di medie dimensioni. La situazione, senza interventi mirati, rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Confcommercio: il declino del commercio al dettaglio e le aree più colpite

Secondo il rapporto presentato da Confcommercio, al 2024 in Italia risultano attive circa 534mila imprese nel settore del commercio al dettaglio, di cui 434mila in sede fissa e quasi 71mila ambulanti. Tuttavia, il confronto con il 2012 mostra una perdita netta di quasi 118mila negozi tradizionali e circa 23mila attività ambulanti, per un totale di oltre 140mila esercizi in meno.

Le città del Centro-Nord sono quelle più esposte a questa crisi, con alcune medie città che potrebbero perdere fino a un terzo delle attività di vicinato. In particolare, Ancona è stimata a un calo del 38,3%, Trieste al 31,1% e Ravenna al 30,9%. Questi dati segnalano un rischio serio per la vitalità dei quartieri e per la qualità dei servizi offerti ai residenti. Nel Mezzogiorno, il calo è più contenuto ma è influenzato anche dalla diminuzione demografica dovuta all’emigrazione verso il Nord e da una minore propensione agli acquisti online.

Dal lato dei negozi sfitti, sono circa 105mila nel 2025, con un quarto di essi inutilizzati da oltre un anno, un fenomeno che aggrava il problema della desertificazione commerciale.

Crescita della ristorazione e del turismo, ma non basta

Un dato che emerge con forza nel rapporto Confcommercio è la crescita delle imprese nel settore della ristorazione e dell’alloggio turistico. Nel 2024 si contano quasi 337mila imprese attive in questi comparti, con un aumento del 5,8% rispetto al 2012. Il settore della ristorazione da solo è cresciuto del 17,1%, mentre le forme alternative di alloggio, come B&B e affittacamere, hanno visto un balzo del 92,1% nel periodo considerato, compensando in parte il calo degli alberghi tradizionali (-9,5%).

Parallelamente, cresce la presenza di imprese straniere nel commercio, nell’alloggio e nella ristorazione, con un aumento del 41,4% e un incremento occupazionale di oltre 397mila unità negli ultimi 12 anni. Le imprese italiane, invece, sono cresciute solo del 3,1%.

Le proposte di Confcommercio per contrastare la desertificazione commerciale

Di fronte a questa situazione, Confcommercio ha organizzato per il 20 e 21 novembre a Bologna la due giorni “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, dedicata al tema della rigenerazione urbana e al rilancio delle economie di prossimità. L’associazione propone una serie di interventi articolati su più livelli:

  • A livello nazionale, la richiesta di un coordinamento stabile delle politiche urbane e territoriali per gestire efficacemente il fenomeno.
  • A livello regionale, l’importanza di valorizzare e armonizzare l’esperienza dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico.
  • A livello comunale, la redazione di Programmi Pluriennali per l’Economia di Prossimità, strumenti integrati per coordinare le azioni contro la desertificazione commerciale.

Tra le misure più efficaci per rivitalizzare il commercio locale, Confcommercio indica:
– Patti locali per la riattivazione dei locali sfitti, con canoni calmierati e incentivi pubblico-privati.
– Interventi di animazione urbana e supporto all’avvio di nuove imprese promossi da Comuni e associazioni di categoria.
– Azioni per una logistica urbana sostenibile e integrata con sistemi digitali.
– Piattaforme di welfare territoriale che permettano alle imprese di erogare crediti spendibili nei negozi di prossimità.
– Partenariati tra imprese del terziario e operatori immobiliari per integrare spazi destinati ai servizi di quartiere nelle iniziative di rigenerazione urbana.

Il progetto Cites e la visione per il futuro delle città

Un elemento centrale della strategia di Confcommercio è il progetto Cites (Città e terziario: innovazione, economia, socialità), basato su una visione urbana innovativa e inclusiva che coinvolge esperti di urbanistica, sociologia ed economia. Il progetto punta a valorizzare il ruolo del terziario come motore di sviluppo urbano e a contrastare la desertificazione commerciale attraverso la rigenerazione degli spazi pubblici, la mobilità sostenibile, la gestione partecipata della città e l’uso delle tecnologie digitali.

Cites è già operativo in 107 comuni di medie dimensioni, con il supporto dell’ANCI, e prevede iniziative concrete come il recupero di negozi sfitti, la mobilità sostenibile, la logistica dell’ultimo miglio e l’innovazione digitale, con l’obiettivo di rendere le città più dinamiche, inclusive e sostenibili.

Il fenomeno della perdita di negozi e attività commerciali richiede dunque un impegno coordinato e una visione di lungo termine, per preservare la vita sociale, economica e culturale delle città italiane, evitando che il commercio di prossimità, pilastro fondamentale della coesione urbana, continui a contrarsi in modo preoccupante.

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