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USA, la fine dello shutdown manda in crisi i democratici: è partita la rivolta interna

Lo shutdown si è concluso ed è iniziata la crisi della base democratica degli Stati Uniti: ecco cosa sta accadendo

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La fine dello shutdown negli USA manda in crisi i dem

La fine dello shutdown negli USA manda in crisi i dem | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

L’accordo bipartisan sullo shutdown, siglato tra democratici e repubblicani centristi al Senato, ha scatenato una tempesta nella base democratica. Nel giro di poche ore, una schiera di candidati alle primarie per il Senato – dall’Iowa al Maine – ha puntato il dito contro il leader della minoranza, Chuck Schumer, chiedendone apertamente le dimissioni. In Maine il populista Graham Platner ha accusato Schumer di aver “fallito”, mentre in Iowa due candidati democratici in corsa per sfidare la senatrice repubblicana Joni Ernst hanno chiesto un cambio immediato di leadership. Più cauto invece Josh Turek, candidato sostenuto dal Democratic Senatorial Campaign Committee, che pur criticando l’accordo si è guardato dal chiedere il passo indietro del leader. Sebbene Schumer abbia votato contro l’intesa, molti democratici lo ritengono responsabile di non aver impedito che un gruppo di senatori del partito si unisse ai repubblicani per approvare un accordo che pone fine allo shutdown più lungo della storia americana senza ottenere concessioni significative.

Lo shutdown è solo l’ultima goccia: un partito diviso tra tattica e identità

Le critiche allo shutdown non si limitano al Midwest: il malcontento è nazionale. Moderati e progressisti convergono nel giudicare debole l’accordo, ma sono soprattutto i candidati esterni all’establishment ad accusare Schumer di un fallimento strategico e di visione.

Critiche al senatore Schumer dopo la fine dello shutdown negli USA
Critiche al senatore Schumer dopo la fine dello shutdown negli USA | Instagram @senschumer – alanews

Ezra Levin, co-fondatore di Indivisible, va oltre: secondo lui l’errore non è solo tattico, ma rivela una “differenza di visione del mondo” tra chi considera la crisi politica attuale una minaccia per la democrazia e chi, invece, invita a “mantenere un basso profilo”.

Le ricadute nelle primarie: dal New Hampshire al Minnesota

Nessuno dei senatori democratici che hanno approvato l’accordo sarà in corsa per la rielezione nel 2025, ma l’episodio è già un tema centrale nelle primarie della Camera e del Senato. Nel New Hampshire Stefany Shaheen, candidata per un seggio alla Camera, ha criticato apertamente la decisione della madre, la senatrice Jeanne Shaheen, pur definendola una divergenza politica familiare.

In Minnesota, candidati di diverse anime del partito hanno attaccato l’intesa, ma non tutti concordano sulla richiesta di dimissioni di Schumer. In Iowa, il senatore statale Zach Wahls ha incalzato Turek chiedendogli di chiarire la propria posizione: “Serve un senatore che lavori per gli abitanti dell’Iowa, non per Chuck Schumer o Donald Trump”.

Un fronte trasversale: dai progressisti ai centristi

La critica a Schumer non arriva soltanto dalla sinistra del partito. Figure moderate come il deputato del Maryland Glenn Ivey e il massachusettsiano Seth Moulton – impegnato a sfidare il senatore Ed Markey puntando sul tema generazionale – accusano Schumer di rappresentare la gerontocrazia democratica e di aver guidato una resa politica ingiustificata.

Anche i centristi di Third Way hanno bollato l’accordo come un’occasione mancata: secondo il presidente Jon Cowan i democratici avrebbero dovuto “combattere fino alla fine” per ottenere garanzie almeno sui costi dell’assistenza sanitaria.

La questione centrale: chi rappresenta davvero la base democratica?

Lo scontro sullo shutdown ha riacceso un conflitto latente nel Partito Democratico: quello tra una leadership istituzionale incline al compromesso e un’ala progressista che chiede un cambio di rotta radicale.

Critiche al senatore Schumer dopo la fine dello shutdown negli USA
Critiche al senatore Schumer dopo la fine dello shutdown negli USA | Instagram @senschumer – alanews

 

Per Mark Longabaugh, stratega e veterano della campagna di Bernie Sanders, la frattura è evidente: “La capitolazione è arrivata dall’ala più moderata del partito. L’energia, oggi, sta tutta dalla parte dei progressisti”.

Usamah Andrabi dei Justice Democrats è ancora più netto: l’accordo sarebbe “la prova definitiva” che la leadership attuale è disposta a cedere nei momenti cruciali. “È per questo che servono nuovi leader nelle primarie”, dice, rilanciando la sfida al vertice del partito.

Un futuro ancora incerto dopo la fine dello shutdown

Storicamente, gli elettori dimenticano rapidamente gli shutdown. Ma questa volta la ferita interna potrebbe lasciare un segno più profondo. Il voto sul compromesso ha offerto ai ribelli democratici un bersaglio chiaro e unificante: Chuck Schumer, simbolo di un establishment percepito da una parte della base come indebolito e incapace di affrontare le crisi politiche attuali.

Per ora, Schumer non commenta. Ma il suo ruolo – e la stessa identità del Partito Democratico – rischia di diventare uno dei temi dominanti delle primarie del prossimo anno.

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