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Cervelli in fuga, il Nord “ruba” gli studenti al Sud d’Italia

L’esodo di studenti e laureati dal Sud Italia verso il Centro-Nord e l’estero genera gravi perdite economiche, sociali e culturali, penalizzando lo sviluppo del Mezzogiorno

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Studenti in università

Fuga dei cervelli | alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 14 novembre 2025 – Continua a preoccupare l’esodo di studenti e laureati dal Mezzogiorno, un fenomeno che contribuisce a svuotare il Sud Italia sia dal punto di vista demografico che economico. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 2023, elaborati dal rapporto Censis-Confcooperative, ogni anno abbandonano le università meridionali circa 134mila studenti e 36mila neolaureati, che si spostano verso atenei del Centro-Nord o addirittura all’estero. Questo flusso migratorio ha un impatto economico stimato di oltre 4 miliardi di euro all’anno, con ricadute pesanti sulle famiglie e sulle casse delle università del Sud.

L’impatto economico e sociale della fuga dei cervelli nel Mezzogiorno

Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, da anni in prima linea per la difesa del tessuto cooperativo italiano, ha sottolineato come questa migrazione rappresenti una perdita non solo economica, ma anche culturale e sociale: “L’esodo di 134.000 studenti verso le università del Centro-Nord è una perdita sociale, economica, demografica, culturale. Un depauperamento silenzioso di risorse che svuota interi territori. Un pezzo della futura classe dirigente che se ne va, lasciando dietro di sé interrogativi sul destino del Mezzogiorno“. Gardini, confermato recentemente alla guida di Confcooperative per il quadriennio 2024-2028, ha più volte richiamato l’attenzione sulle necessità di investire in formazione e politiche attive per colmare il gap occupazionale e professionale che penalizza fortemente il Sud.

L’allontanamento di migliaia di giovani universitari dai poli meridionali si traduce in un mancato introito per le università stesse: i dati Miur indicano una perdita di 157 milioni di euro nelle rette universitarie a favore delle università del Centro-Nord, che invece incassano 277 milioni grazie a corsi di studio più costosi. Va evidenziato anche il maggior onere economico per le famiglie meridionali, che sostengono in media spese di 2.066 euro per far studiare i figli lontano da casa, rispetto a 1.173 euro se rimanessero in territori più vicini.

Le mete preferite dagli studenti del Sud per l’anno accademico 2023/2024 sono state Roma (32.895 iscritti, il 25%), Milano (19.090, 14,54%), Torino (16.840, 12,83%), Bologna (11.813, 9%) e Pisa (6.381, 4,86%). Al contrario, il flusso inverso di studenti dal Centro-Nord verso il Sud si limita a circa 10mila giovani, con un introito complessivo di rette pari a 12 milioni di euro, contro i 21,1 milioni che pagherebbero negli atenei del resto del Paese.

Maurizio Gardini
Maurizio Gardini | Alanews

La fuga dei cervelli verso l’estero e la perdita di capitale umano

Il fenomeno della fuga dei cervelli si estende ben oltre i confini nazionali. Nel decennio più recente, circa 13mila residenti nel Sud Italia hanno deciso di emigrare all’estero, mentre altri 23mila si sono spostati verso il Centro-Nord. Considerando il costo medio di formazione per studente, stimato in 112mila euro per l’intero percorso dall’asilo nido fino alla laurea, si arriva a una perdita complessiva che supera i 4 miliardi di euro, una cifra che rappresenta l’investimento pubblico e privato perso per formare quella che avrebbe potuto essere la futura classe dirigente meridionale.

Questo fenomeno non riguarda solo laureati e studenti, ma anche i dottorandi e ricercatori, attratti da condizioni lavorative e salariali migliori all’estero. Nel contesto italiano, nonostante iniziative legislative come il programma “Rientro dei cervelli” e le agevolazioni fiscali per gli “impatriati”, molti giovani talenti sono costretti a cercare opportunità fuori dai confini nazionali, contribuendo a un saldo negativo nel capitale umano.

Le iniziative e le sfide di Maurizio Gardini e Confcooperative

Alla guida di Confcooperative dal 2013, Maurizio Gardini ha preso posizione più volte sulle politiche necessarie a invertire questa tendenza. Gardini, imprenditore agricolo e presidente del Gruppo Cooperativo Conserve Italia, ha posto l’accento sulla necessità di ridurre il costo del denaro, migliorare l’accesso al credito per le imprese e investire nella formazione professionale per colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro.

In occasione della sua recente riconferma alla presidenza di Confcooperative, Gardini ha ribadito l’urgenza di evitare “una bomba a orologeria” rappresentata dalla dilazione obbligatoria dei crediti del superbonus, che rischierebbe di mettere in ginocchio molte imprese, soprattutto nel settore agroalimentare, contribuendo a peggiorare ulteriormente il quadro economico e sociale del Paese.

Il tema della fuga dei cervelli resta centrale nel dibattito nazionale, con ripercussioni profonde sul futuro economico e culturale dell’Italia, in particolare del Mezzogiorno, che continua a perdere risorse umane fondamentali per il proprio sviluppo.

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