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Ppe e Socialisti ai ferri corti sulla due diligence: “A rischio l’agenda verde Ue”

La frattura tra Popolari e Socialisti sulla direttiva UE divide la maggioranza Ursula, mentre le tensioni su deforestazione e sostenibilità preoccupano industrie e investitori

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Ursula von der Leyen ad un cogresso del PPE

Ursula von der Leyen ad un cogresso del PPE | Shutterstock - alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Bruxelles, 12 novembre 2024 – Continua a infiammarsi il dibattito sulla direttiva europea sulla due diligence ambientale e sociale, con una nuova spaccatura all’interno della cosiddetta maggioranza Ursula, che comprende Partito Popolare Europeo (PPE), Socialisti, liberali di Renew e Verdi europei. Dopo il voto contrario in plenaria, il PPE ha deciso di rompere con i Socialisti, presentando propri emendamenti alla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, facendo emergere profonde divergenze sul futuro della normativa comunitaria.

La rottura tra PPE e Socialisti: motivazioni e proposte

Il confronto si è concentrato sulla necessità di modificare la direttiva per renderla meno onerosa per le imprese europee. In particolare, Verdi, Socialisti e Renew avevano proposto un compromesso che prevedeva piani di transizione climatica con frequenza biennale anziché annuale, e la rinuncia alla responsabilità civile, in cambio di un campo di applicazione più ristretto, limitato alle aziende con oltre 3.000 dipendenti e un fatturato minimo di 750 milioni di euro, rispetto alla soglia precedente di 1,5 miliardi.

Tuttavia, il PPE ha giudicato questa proposta insufficiente e ha avanzato una controproposta ritenuta “insultante” dalla relatrice ombra dei Verdi, Kira Marie Peter-Hansen, che prevedeva di alzare la soglia a 4.000 dipendenti mantenendo il fatturato a 1,5 miliardi. Questa posizione ha fatto naufragare il tentativo di accordo, con il PPE che ha abbandonato ogni negoziazione e si prepara a votare con l’estrema destra, secondo le accuse mosse dall’eurodeputata dei Verdi.

Dal canto suo, il PPE respinge le critiche e si definisce promotore di un “approccio costruttivo”, sottolineando che il fallimento del voto in plenaria è dovuto al mancato rispetto degli impegni da parte dei Socialisti, incapaci di garantire un sostegno unitario. Anche Renew e Socialisti hanno depositato emendamenti separati, dimostrando la mancanza di un accordo politico.

Impatto sul regolamento contro la deforestazione e reazioni delle industrie

Parallelamente alla disputa sulla due diligence, è in corso una controversia anche sul regolamento europeo contro la deforestazione, un testo chiave per la sostenibilità che mira a impedire l’importazione di prodotti legati alla distruzione delle foreste tropicali, come cacao, caffè, soia, gomma e carni bovine.

Nonostante fosse stato approvato nel 2023, il regolamento è stato oggetto di numerosi ritardi e modifiche, principalmente promossi dal centrodestra europeo, guidato dal PPE, che ne critica gli oneri burocratici e ha proposto di posticiparne l’entrata in vigore fino a due anni, oltre a esenzioni per alcune categorie di Paesi e operatori commerciali.

Queste modifiche hanno suscitato dure critiche dalle principali industrie europee, tra cui Nestlé, Michelin, Ferrero, Mars e Unilever, che hanno investito risorse significative per adeguarsi alle norme e temono un clima di incertezza che potrebbe compromettere gli investimenti in sostenibilità.

La mossa del PPE rischia di creare una nuova crisi politica all’interno della maggioranza europea, mettendo a rischio la stabilità della Commissione guidata da Ursula von der Leyen e il successo delle politiche ambientali comunitarie. Il voto previsto per il 14 novembre al Parlamento europeo sarà decisivo per il futuro della normativa e per le relazioni tra i gruppi politici al Parlamento.

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