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Sei tu quello che trema anche con i termosifoni accesi? Da dove nasce questa sensibilità al freddo
Matilde Giunti di Matilde Giunti

Quando la temperatura esterna scende, il corpo mette in atto meccanismi immediati per conservare calore: i vasi periferici si restringono e il flusso sanguigno viene deviato verso gli organi essenziali. Questo processo, noto come vasocostrizione, spiega la sensazione di brivido e il pallore cutaneo. Tuttavia, se la sensazione di freddo è persistente o accompagnata da stanchezza e vertigini, è il caso di guardare oltre la semplice reazione ambientale.

Un gruppo di cause ricorrenti include la disidratazione dopo malattie infettive, che riduce la capacità del corpo di termoregolare, e l’anemia, dovuta a carenza di ferro o di vitamina B12, che comporta meno ossigeno trasportato ai tessuti e quindi una maggiore sensibilità al freddo. Un dettaglio che molti sottovalutano: la perdita di peso marcata o la malnutrizione abbassano il tessuto adiposo isolante e peggiorano la percezione del freddo.

Altre condizioni mediche come l’ipotiroidismo riducono il metabolismo basale e facilitano la sensazione di freddo. Lesioni nervose e alcune malattie neurologiche possono alterare la percezione termica. Infine, una causa specifica ai fini diagnostici è la sindrome di Raynaud, condizione vascolare che provoca restringimento intenso dei vasi in mani, piedi, naso e orecchie, con cambiamenti di colore delle estremità e dolore. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno, ma che merita attenzione se ricorrente.

Quando rivolgersi al medico e quali controlli considerare

Se la sensazione di freddo interferisce con le attività quotidiane o si accompagna a sintomi come svenimenti, pesantezza, o cambiamenti sensoriali, è opportuno consultare il medico di famiglia. Il primo passo diagnostico è spesso semplice: esami del sangue di base con emocromo completo, dosaggi di ferritina e vitamina B12, controllo della glicemia e della funzione tiroidea con il test del TSH. Questi esami permettono di escludere cause ematologiche o metaboliche comuni.

Se le analisi suggeriscono un’alterazione o se il quadro clinico punta a problemi circolatori, può essere utile l’esame clinico specialistico o test vascolari. In caso di sospetta sindrome di Raynaud lo specialista valuterà la storia e i segni sulle estremità; per l’ipotiroidismo il medicinale e il follow-up endocrinologico sono il percorso corretto. Un aspetto che sfugge a chi vive in città: anche l’abbigliamento e l’attività fisica influenzano molto la percezione del freddo.

Per gestire il problema in autonomia, prima di ogni intervento medico, valgono alcune strategie pratiche: mantenere una buona idratazione, correggere eventuali carenze nutrizionali, aumentare il livello di attività fisica moderata per migliorare il circolo periferico e adottare abbigliamento a strati. Se dopo questi accorgimenti la sensazione persiste, il controllo medico e gli esami del sangue restano il passo successivo per chiarire la causa e indirizzare la cura.

Molti italiani notano che il disagio si concentra sulle mani o sui piedi; osservare quando e come cambia il colore della pelle è spesso il primo indizio utile da riportare al medico. È un piccolo gesto pratico che porta a diagnosi più rapide e a interventi mirati.

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