Una colonna d’acqua sollevata da un’esplosione controllata nel mezzo del Danubio. È l’immagine che racconta meglio la gravità della siccità che sta colpendo la Romania e gran parte dell’Europa orientale. Lunedì 3 agosto la marina romena ha fatto detonare alcune cariche sul fondale del fiume, nel tentativo di far arrivare più acqua alla centrale nucleare di Cernavodă, l’unica del Paese. L’esplosione non è avvenuta all’interno dell’impianto e non si è trattato di un incidente nucleare. I militari hanno utilizzato circa 180 chilogrammi di esplosivo per demolire alcune rocce sommerse nei pressi del canale di Bala, che limitavano il flusso verso il corso principale del Danubio e, di conseguenza, verso la centrale.
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La sequía extrema del Danubio afecta la generación eléctrica en Europa. Hungría apagó su única planta nuclear y Rumania realizó explosiones controladas en un canal para desviar agua hacia la central de Cernavodă. – Infobae pic.twitter.com/Z0ZUAAWnJ0— Reporte Ya (@ReporteYa) August 3, 2026
Danubio, perché è stato necessario far esplodere il fondale
La centrale di Cernavodă utilizza l’acqua del Danubio nei propri sistemi di raffreddamento. La portata del fiume all’ingresso in Romania è però scesa a circa 1.500 metri cubi al secondo, meno di un terzo della media registrata normalmente nel mese di luglio. L’intervento dovrebbe consentire alle autorità di costruire una barriera temporanea e indirizzare una maggiore quantità d’acqua verso il canale che serve l’impianto. Il ministro della Difesa romeno Radu Miruță ha spiegato che ogni ulteriore giorno di funzionamento della centrale rappresenta un vantaggio superiore ai costi sostenuti per l’operazione.
La misura arriva dopo che il 28 luglio Nuclearelectrica, la società statale che gestisce Cernavodă, aveva disposto lo spegnimento controllato dell’Unità 1. La decisione, presa in base alle procedure previste in caso di siccità estrema, è stata definita preventiva e non ha avuto conseguenze sulla sicurezza nucleare, sul personale o sull’ambiente.
Danubio ai minimi, resta in funzione un solo reattore
L’Unità 2 continua a produrre energia, ma la centrale lavora complessivamente a circa metà della sua capacità ordinaria. Il timore è che un ulteriore abbassamento del livello del Danubio possa rendere necessario fermare anche l’ultimo reattore operativo. Il governo romeno ha dichiarato lo stato di allerta nel settore energetico e ha chiesto ai cittadini di ridurre volontariamente i consumi nelle ore serali. Anche alcune grandi industrie hanno sospeso o ridotto temporaneamente la produzione per alleggerire la pressione sulla rete elettrica. La crisi non riguarda soltanto la Romania. In Ungheria la centrale nucleare di Paks è arrivata a un passo dallo spegnimento completo, mentre in Serbia la principale centrale idroelettrica sta funzionando a circa il 20% della capacità. Il Danubio, fondamentale per l’energia e i trasporti della regione, è diventato così il punto più evidente di una crisi idrica che rischia di trasformarsi rapidamente in un’emergenza energetica.
