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Perché Infantino era a Sharm el-Sheikh alla firma della tregua per Gaza?

La presenza di Gianni Infantino alla firma della tregua per Gaza accende i riflettori sui rapporti tra FIFA, Donald Trump e potenze del Golfo, tra diplomazia e affari

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Gianni Infantino e Donald Trump al vertice di Sharm El-Sheikh

Gianni Infantino e Donald Trump / EPA/YOAN VALAT / POOL

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Sharm el-Sheikh, 14 ottobre 2025 – In un momento storico per Gaza, con la firma della tregua che ha riunito i principali leader mondiali sotto la guida del presidente statunitense Donald Trump, ha sorpreso la presenza di Gianni Infantino, presidente della FIFA. Il summit, segnato dalla consegna degli ostaggi israeliani e dal cessate il fuoco dopo 738 giorni di conflitto, ha messo in luce non solo la complessa situazione geopolitica, ma anche i legami stretti tra sport, politica e affari internazionali.

Infantino a Sharm el-Sheikh: tra calcio e diplomazia

La partecipazione di Infantino alla cerimonia di pace convocata da Trump ha sollevato molti interrogativi. Il numero uno della FIFA ha spiegato di essere lì per l’impegno a ricostruire le infrastrutture calcistiche danneggiate a Gaza e in Palestina, in collaborazione con l’Associazione Calcistica Palestinese. In un comunicato ufficiale, Infantino ha sottolineato come «il calcio possa unire, sostenere e portare speranza in una regione segnata dal conflitto», annunciando un piano che prevede la fornitura di palloni, la costruzione di campi, l’invio di istruttori e l’organizzazione di eventi sportivi.

Dietro questa versione pubblica, però, si nasconde un quadro più complesso. La presenza di Infantino a un summit politico così delicato rivela un legame solido con Donald Trump, che va oltre il ruolo istituzionale. La FIFA ha infatti aperto un suo ufficio alla Trump Tower di New York, un segnale chiaro di un’intesa personale e strategica tra i due. Inoltre, il recente Mondiale per Club negli Stati Uniti e la Coppa del Mondo 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico, segnano tappe cruciali di una strategia che punta a far crescere la FIFA in aree finora marginali nel calcio mondiale.

Infantino, Trump e il Golfo: un asse di affari e potere

L’amicizia tra Infantino e Trump si traduce anche in un asse politico ed economico che coinvolge i ricchi paesi del Golfo Persico. L’Arabia Saudita è emersa come partner chiave della FIFA sotto la guida di Infantino. L’assegnazione del Mondiale 2034 all’Arabia Saudita e il ruolo di Aramco, la compagnia petrolifera saudita, come sponsor principale della FIFA, ne sono una prova. Inoltre, il fondo sovrano saudita PIF ha investito nel gigante dello streaming sportivo DAZN, aiutando indirettamente Infantino a superare una crisi legata ai diritti televisivi del Mondiale per Club.

Nel maggio 2025, Infantino ha accompagnato Trump in un tour diplomatico e commerciale nel Golfo, dove il presidente americano ha siglato accordi per investimenti da circa mille miliardi di dollari con Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Un viaggio che ha fatto discutere in Europa, con critiche da parte di alcune federazioni calcistiche che accusano Infantino di usare la FIFA per interessi politici e personali. Lui, invece, guarda al mercato globale e alle nuove opportunità di crescita, lontano dai tradizionali centri del calcio europeo.

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