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La Corte Suprema americana si divide sulla terapia di conversione per i minori

Ad affrontare la questione è stata la puntata odierna di The Daily, il podcast del New York Times disponibile su Spotify e YouTube

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Redazione di Redazione

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha avviato un nuovo mandato segnato da casi di grande rilevanza, con particolare attenzione alle battaglie culturali del paese. Tra le questioni sul tavolo figurano i diritti degli atleti transgender, le libertà religiose dei prigionieri e il potere presidenziale, incluse controversie su dazi e sul ruolo dei regolatori indipendenti. Tuttavia, il primo caso della sessione si concentra su un tema che tocca direttamente la vita dei minori: la costituzionalità del divieto statale sulla terapia di conversione per i giovani. Ad affrontare la questione è stata la puntata odierna di The Daily, il podcast del New York Times disponibile su Spotify e YouTube.

Il caso in Colorado

Il caso trae origine dal Colorado, uno dei più di venti stati con leggi simili, dove nel 2019 è stato approvato un divieto volto a impedire pratiche che tentino di cambiare l’orientamento sessuale o l’espressione di genere dei minori. Le leggi considerano tali pratiche inefficaci e dannose e prevedono sanzioni fino a 5.000 dollari e la possibile revoca della licenza per i terapisti. Ad oggi, però, la legge non è mai stata applicata concretamente.

La ricorrente, Kaye Chiles di Colorado Springs, sostiene di voler offrire conversazioni volontarie a giovani che desiderano vivere coerentemente con la propria fede. Secondo Childs, il divieto interferisce con il suo diritto alla libertà di parola sancito dal Primo Emendamento, creando un effetto di inibizione nel condurre tali dialoghi. La terapista è difesa dall’Alliance Defending Freedom, gruppo legale conservatore cristiano con sede in Arizona, noto per aver ottenuto in passato vittorie significative alla Corte Suprema su casi legati al Primo Emendamento.

La Corte Suprema è divisa

Durante le udienze, è emersa una Corte profondamente divisa. La maggioranza conservatrice ha mostrato scetticismo verso le giustificazioni dello stato, interrogandosi sulla possibilità che la legge discrimini in base al punto di vista, permettendo a un giovane di accettare la propria identità gay ma vietando di aiutarlo a cambiarla. I giudici hanno anche messo in discussione l’affidabilità storica del consenso medico e richiesto prove concrete dei danni derivanti dalla cosiddetta “terapia della parola” volontaria.

Chiles, attraverso il suo avvocato, ha sostenuto che il suo intervento non costituisce pratica medica. Ha criticato le evidenze presentate dallo stato, definendole generiche e inadeguate, sottolineando che la terapia volontaria non è comparabile a trattamenti invasivi come l’elettroshock.

Dalla parte dello Stato del Colorado, il Solicitor General ha ribadito che la legge riguarda la regolamentazione della condotta professionale, non la libertà di parola, e ha presentato prove di danni reali ai minori, citando studi che evidenziano un aumento dei tentativi di suicidio tra giovani sottoposti a terapie di conversione. La tesi centrale dello stato è che i professionisti autorizzati non possono erogare trattamenti dannosi, anche se questi avvengono attraverso le parole.

Le Preoccupazioni dei Giudici e i Punti di Frattura

Tra i giudici conservatori, Alito e Gorsuch hanno sollevato dubbi sulla discriminazione basata sul punto di vista e sulla storicità del consenso medico, mentre Thomas ha criticato le eccezioni previste per ministri religiosi e life coach. La giudice Barrett ha chiesto evidenze concrete sui danni specifici della terapia. Dall’altra parte, Jackson e Sotomayor hanno sostenuto che la terapia della parola va considerata uno strumento medico e hanno paragonato la legge del Colorado a provvedimenti recenti sul trattamento di giovani transgender, evidenziando possibili incoerenze nella regolamentazione.

I possibili esiti del dibattito

Il dibattito apre a due scenari principali: la Corte potrebbe rinviare il caso ai tribunali inferiori per un’analisi più dettagliata, oppure dichiarare direttamente incostituzionale la legge del Colorado. La decisione avrà ricadute significative, potenzialmente invalidando normative simili in oltre 20 stati e definendo la direzione futura della Corte su questioni culturali, diritti LGBTQ+ e libertà di parola nel contesto professionale.

In un contesto più ampio, questa vicenda riflette la crescente influenza di una Corte Suprema conservatrice che negli ultimi anni ha riconsiderato precedenti decisioni legate ai diritti civili, ponendo le basi per ulteriori sfide legali e ridefinendo il panorama giuridico americano su temi sociali e culturali.

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