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“La colpa è di chi muore”: Marco Bellinazzo racconta il suo noir sul calcio malato

Ai microfoni di Newzgen il giornalista parla del suo nuovo libro in uscita, un romanzo d’inchiesta che unisce cronaca e finzione per svelare la tratta dei giovani calciatori africani e l’industrializzazione estrema del pallone

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Marco Bellinazzo racconta il suo nuovo libro La colpa è di chi muore

Newzgen.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Alla vigilia dell’uscita, Marco Bellinazzo, apprezzato giornalista sportivo ed economico, presenta a Newzgen il suo nuovo libro, La colpa è di chi muore. Non un saggio, ma un romanzo noir: intreccio di anni di inchieste e finzione narrativa per raccontare ciò che in un articolo non basterebbe. Un “pugno nello stomaco” che porta al centro la tratta dei baby calciatori africani, le fratture fra potere e talento e la necessità di riforme: academy obbligatorie, modelli partecipativi, legame col territorio.

Marco Bellinazzo: “Un’indagine di cui nessuno vuole parlare”

Prima ancora della trama, Marco Bellinazzo rivela la sua dedica: “Ai bambini di Gaza, a cui è stato tolto tutto, persino la gioia di tirare un pallone“. Poi il cuore del libro: “La tratta dei giovani africani l’ho incrociata anni fa, dietro storie ‘apparentemente simpatiche’ di età falsate. Indagando ho trovato qualcosa di atroce, impossibile da comprimere in un articolo. Servivano documenti, prove e un linguaggio che mostrasse davvero. Così è nato il mio primo noir“.

Dante Millesi, alter ego imperfetto

Il protagonista del romanzo è un giornalista intransigente e tormentato. “Un mix perfetto per cacciarsi nei guai o scoprire verità scomode“, spiega l’autore. Lavora in una redazione online, ‘Calcio e dintorni‘, allena una squadra di sconfitti ma mai arresi e porta dentro di sé una colpa che lo divora. È quella ferita a spingerlo dentro la storia.

Potere contro talento

Bellinazzo confessa di aver perso parte della fascinazione per il calcio: “Come nel giornalismo, lo scontro è tra potere e talento. Il talento è libertà, il potere è regole e interessi. Spesso vincono i primi, ma perdono i secondi. Tuttavia in quella squadra minore ritrovo la bellezza autentica del gioco. Il mio cinismo non cancella amore e sogno“.

Il calcio che potrebbe essere

Negli ultimi anni, denuncia Bellinazzo, il pallone è stato spinto verso la finanza e l’entertainment, svuotando le radici popolari. Già nel saggio Le nuove guerre del calcio indicava alternative: modelli partecipativi, tecnologie per ridare voce ai tifosi, soprattutto nelle province. Fondamentale l’obbligo di academy per i club professionistici: “Formare ragazzi in campo e fuori è un dovere. Il 99% non diventerà professionista: non puoi creare una diaspora di disillusi“.

Sono circa 650mila i giovani calciatori italiani: una responsabilità sociale che, denuncia l’autore, club e istituzioni spesso rifiutano. “Mio figlio mi racconta di bambini che piangono dopo un provino: anni di sacrifici cancellati in cinque minuti. Nel libro c’è un portiere ex Milan che in 4’37’’ viene accolto, in 20 secondi escluso. Poi trova riscatto altrove, tornando a vivere“.

Nonostante il disincanto, Bellinazzo non smette di cercare speranza nello sport: “Alle Olimpiadi ritrovo purezza. Ricordano che non esiste solo ‘quel’ calcio, ma un mondo capace di offrire messaggi e futuro“.

Tra stima e ostracismo

“Quando ho presentato La fine del calcio italiano con AD di Inter, Juve e Milan, la foto sotto quel titolo diceva tutto. L’ostracismo soft l’ho pagato, ma chi lavora nel calcio sa che mi baso sui numeri. Ora, con il noir, c’è sorpresa: ‘l’uomo dei numeri’ mostra sentimenti. Un procuratore mi ha detto di conoscere bene le connivenze svelate nel libro e mi ha ringraziato per il coraggio“.

Un noir necessario

Per Bellinazzo la scrittura è stata sfida e fatica: “Ci sono voluti cinque anni. Ho imparato un nuovo linguaggio, ho riscritto, ho resistito alla tentazione di mollare. Ma era un libro necessario. Sono oltre 400 pagine, ma una volta superate le prime, non ti stacchi più“.

La dedica finale

“Sento le urla dei bambini nel cortile di una scuola e penso ai miei figli, ai ragazzi di cui scrivo e ai bambini di Gaza, a cui è stato tolto tutto, persino la gioia di calciare un pallone. La colpa è di chi muore è dedicato a loro“.

Con questo romanzo d’inchiesta, Marco Bellinazzo costringe il calcio a guardarsi allo specchio: traffici, speculazioni, talenti bruciati. Ma anche soluzioni concrete: academy vere, partecipazione, educazione prima del risultato. Un invito a non arrendersi e a proteggere i sogni.

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