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Oltre 1 miliardo di persone nel mondo vive con un disturbo mentale: il dato choc dell’OMS

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Oltre 1 miliardo di persone nel mondo vive con un disturbo mentale: il dato choc dell’OMS
Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Un rapporto dell’OMS del 2025 fotografa un’emergenza globale: ansia, depressione e schizofrenia pesano sulla salute pubblica e sull’economia. In Italia ancora poche risorse dedicate.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) 2025 “World mental health today”, più di 1 miliardo di persone nel mondo, circa 1 su 8, convive con un disturbo mentale. Si tratta di un dato impressionante che conferma la crescita costante dei problemi di salute mentale. Tra il 2011 e il 2021 l’aumento è stato dello 0,9%, con i giovani adulti tra i 20 e i 29 anni che hanno registrato l’incremento più elevato (+1,8%). Un fenomeno che tocca anche bambini e adolescenti: il 7% dei bambini tra i 5 e i 9 anni e il 14% dei ragazzi tra i 10 e i 19 anni vivono già con una diagnosi.

Ansia e depressione tra i disturbi più diffusi

L’OMS segnala che circa un terzo dei disturbi mentali si manifesta entro i 14 anni, la metà entro i 18 e due terzi entro i 25. Tra i disturbi più comuni emergono 350 milioni di casi di ansia e 332 milioni di depressione. Seguono 85 milioni di ADHD, 62 milioni di disturbi dello spettro autistico, 41 milioni di disturbi della condotta, 37 milioni di disturbi bipolari, 23 milioni di schizofrenia e 16 milioni di disturbi del comportamento alimentare. La diffusione di queste condizioni evidenzia quanto la salute mentale sia un tema che coinvolge in maniera trasversale tutte le fasce d’età.

Schizofrenia e disturbo bipolare, i più gravi e invalidanti

Se ansia e depressione sono le patologie più diffuse, schizofrenia e disturbo bipolare risultano tra le più gravi e invalidanti. La schizofrenia colpisce soprattutto la popolazione in età lavorativa e comporta una riduzione media della vita di circa 9 anni, principalmente a causa di malattie cardiovascolari e respiratorie spesso non diagnosticate correttamente. Ancora più drammatico il dato relativo al disturbo bipolare, con una riduzione media dell’aspettativa di vita di 13 anni. Questi disturbi, pur meno frequenti, rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari di tutto il mondo.

Farmaci e conseguenze fisiche

I farmaci utilizzati nel trattamento dei disturbi mentali, come antidepressivi e ansiolitici, sono essenziali ma non privi di rischi. Circa il 15% dei pazienti sperimenta sintomi da sospensione. Gli effetti collaterali possono favorire obesità, dislipidemia e intolleranza al glucosio. A ciò si aggiungono fattori di rischio comportamentali: fumo, consumo di alcol, cattive abitudini alimentari e inattività fisica. Molto frequente anche il cosiddetto “oscuramento diagnostico”, che porta a sottovalutare i sintomi di malattie fisiche, scambiandoli per problemi legati al disturbo mentale, con gravi conseguenze sulla diagnosi e sul trattamento.

Giovani connessi ma sempre più infelici

Il rapporto evidenzia anche il malessere crescente tra i giovani. Sempre più connessi, spesso trascorrono ore sui social media, ma questo non si traduce in maggiore benessere. Anzi, crescono ansia, senso di isolamento e infelicità. Un dato che mette in allarme famiglie, scuole e istituzioni, chiamate a sviluppare nuove strategie di prevenzione e di sostegno.

Le conseguenze economiche e le risorse insufficienti

L’impatto economico della salute mentale è enorme. Le perdite di produttività e i costi indiretti superano di gran lunga le spese sanitarie dirette. La schizofrenia è il disturbo più costoso per individuo, mentre ansia e depressione, pur meno onerosi a livello individuale, pesano complessivamente di più per via della loro diffusione. Secondo le stime, l’impatto economico varia dallo 0,5% all’1% del PIL, che per l’Italia significa tra 10 e 20 miliardi di euro.

Nonostante ciò, la media globale degli investimenti sanitari dedicati alla salute mentale è del 2%, con punte del 10% solo nei Paesi più ricchi. In Italia da vent’anni la spesa si aggira intorno al 3%, senza mai raggiungere l’obiettivo del 5% fissato già nel 2001. Solo ora, con il nuovo Piano nazionale 2025-2030, si prova a rilanciare con richieste specifiche di finanziamento da parte del Ministero della Salute.

Le lacune dei sistemi di salute mentale

Il rapporto OMS sottolinea infine le carenze strutturali dei sistemi sanitari. Più della metà dei Paesi ha aggiornato i propri piani negli ultimi quattro anni, ma soltanto l’8,7% ha compiuto la transizione dagli ospedali psichiatrici all’assistenza comunitaria. L’Italia, grazie alla legge Basaglia, è stata pioniera in questo percorso, pur tra difficoltà e criticità.

Dai dati emerge con chiarezza che la salute mentale è un’emergenza globale, soprattutto per i giovani. Per affrontarla servono progetti concreti, nuove risorse e un cambiamento culturale che vada oltre la sola dimensione biologica, tenendo conto delle componenti psicologiche, sociali e ambientali.

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