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Donald Trump ha (da sempre) una relazione complicata con i media

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Donald Trump alla Casa Bianca durante una conferenza stampa

Donald Trump

Redazione di Redazione

La relazione complicata tra Donald Trump e le televisioni americane: uno sguardo sul panorama mediatico e politico degli ultimi vent’anni

Negli Stati Uniti, la libertà di informazione e il rapporto tra la Casa Bianca e i media televisivi rappresentano un equilibrio delicato da sempre al centro del dibattito politico e sociale. Le principali emittenti televisive come CNN, Fox News, NBC, CBS e ABC hanno avuto un ruolo determinante nel raccontare e influenzare l’opinione pubblica, con rapporti spesso complessi con le amministrazioni presidenziali degli ultimi vent’anni.

Scenario televisivo americano e libertà di informazione

Negli ultimi due decenni, la televisione americana ha vissuto una trasformazione profonda, sia in termini di contenuti che di rapporti con la politica. Le grandi reti generaliste, come NBC e CBS, hanno tradizionalmente mantenuto una linea giornalistica istituzionalista, mentre canali come CNN hanno rappresentato una fonte di notizie 24 ore su 24, spesso criticata per un approccio sensazionalistico. Sul versante opposto, Fox News si è affermata come la voce più vicina all’elettorato conservatore e repubblicano, diventando un punto di riferimento per molti sostenitori di Donald Trump. La libertà di informazione, sebbene tutelata dalla Costituzione americana, ha spesso vissuto momenti di tensione soprattutto nei confronti delle amministrazioni più polarizzanti, che hanno accusato le emittenti di partigianeria e diffamazione.

I rapporti difficili durante il primo mandato di Donald Trump (2017-2021)

Durante il primo mandato di Donald Trump, la relazione con il mondo televisivo si è fatta particolarmente tesa. Trump ha spesso definito i principali media “fake news” e “nemici del popolo”, accusandoli di ostacolare la sua agenda politica. Gli attacchi diretti a CNN, NBC e New York Times sono diventati quasi quotidiani, mentre Fox News rappresentava la sua principale alleata mediatica. La Casa Bianca di Trump ha mostrato un atteggiamento conflittuale verso la stampa, con momenti di aperto scontro durante le conferenze stampa e la gestione dell’informazione. La sua comunicazione diretta tramite social network ha spesso bypassato i canali tradizionali, segnando un’epoca nuova nella comunicazione politica americana.

Prima e dopo il secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca

Negli ultimi mesi di campagna elettorale per le presidenziali USA del 2024, Donald Trump ha mantenuto un rapporto complesso e spesso conflittuale con i media mainstream, in particolare con le grandi reti televisive come CNN, NBC e ABC, che l’ex presidente ha continuato ad accusare di “faziosità” e “disinformazione”. Pur restando un ospite ricercato, Trump ha progressivamente ridotto la sua esposizione diretta nelle interviste televisive tradizionali, preferendo canali percepiti come più favorevoli, come Fox News, Newsmax e OANN. Parallelamente, ha intensificato l’uso dei nuovi media per aggirare il filtro dell’informazione tradizionale, sfruttando piattaforme come Truth Social e partecipando a podcast di grande seguito, in particolare quelli di area conservatrice, ma anche alcuni show indipendenti capaci di intercettare l’elettorato più giovane. Questa strategia ha permesso a Trump di rafforzare la sua narrativa senza la mediazione dei network, raggiungendo direttamente milioni di potenziali elettori e consolidando la percezione di un candidato “contro il sistema”, pur restando al centro dell’attenzione mediatica globale.

Esternazioni e iniziative contro le televisioni ostili

Donald Trump non si è limitato alle parole: durante il suo primo mandato ha minacciato spesso di tagliare i finanziamenti pubblici alle emittenti considerate ostili o di imporre regolamentazioni più severe. Nel 2017, ad esempio, aveva avanzato l’ipotesi di revocare la licenza a CNN e NBC, accusate di diffondere informazioni false. Inoltre, la sua amministrazione ha cercato di influenzare il contenuto dei briefing ufficiali, escludendo talvolta giornalisti ritenuti troppo critici o selezionando preferenzialmente testate amiche.
Dall’inizio del 2025, quindi a partire dal suo secondo mandato, l’amministrazione Trump ha intensificato il confronto con i media mainstream, trasformando la storica retorica anti-“fake news” in misure concrete. Oltre a minacciare ABC, NBC, CNN e New York Times con possibili revoche di licenza e cause milionarie, la Casa Bianca ha colpito duramente l’Associated Press, escludendola in modo indefinito dal press pool — eventi ufficiali, Oval Office e voli presidenziali — per aver continuato a usare la denominazione “Golfo del Messico” anziché “Golfo d’America”, come richiesto dall’amministrazione. La vicenda ha aperto un fronte legale: un giudice federale ha ordinato il ripristino temporaneo degli accessi, ma il governo ha presentato appello, lasciando aperto lo scontro. Parallelamente, Trump ha tagliato i fondi pubblici a NPR e PBS con un decreto che accusa le due emittenti di “copertura faziosa”, e ha adottato un nuovo sistema di rotazione dei media autorizzati a coprire il presidente, sollevando dubbi su un controllo politico dell’informazione. Sul fronte internazionale, ha inoltre ridotto i finanziamenti a Radio Free Europe e Voice of America, mentre continua a privilegiare piattaforme alternative, interviste a podcast conservatori e canali indipendenti, aggirando così i network tradizionali e consolidando la narrativa di un presidente “contro il sistema”.

Esempi di rapporti difficili tra politica e media in altri Paesi occidentali

Questa tensione tra potere politico e televisioni non è esclusiva degli Stati Uniti. Anche in altri Paesi occidentali, come il Regno Unito, la Francia e l’Italia, spesso si registrano scontri tra leader politici e media. In Italia, ad esempio, diversi governi hanno avuto rapporti problematici con le reti RAI e Mediaset, accusate di parzialità o boicottaggio. In Francia, durante la presidenza di Emmanuel Macron, le critiche ai media mainstream sono state frequenti, con accuse di manipolazione dell’informazione. Il fenomeno rappresenta una sfida globale per la democrazia, in cui il ruolo dei media come controllori del potere viene messo in discussione da leader che utilizzano anche i social network per instaurare un dialogo diretto con i cittadini.

In sintesi, il rapporto tra Donald Trump e le televisioni americane è stato caratterizzato da conflitti aperti, accuse reciproche di ostilità e tentativi di controllo dell’informazione, in un contesto mediatico già complesso e polarizzato che riflette le tensioni politiche e culturali degli Stati Uniti e, più in generale, del mondo occidentale.

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