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Gaza, allarme MSF: “Gestione neutrale dei soccorsi, ora serve cessate il fuoco”

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Sottotitolo: Testimonianza dall’ospedale Al-Aqsa: emergenza sanitaria, aiuti insufficienti e rischi per civili e operatori. Appello di MSF alla comunità internazionale per sostegno reale.

Stefano Chianese di Stefano Chianese

Nato a Roma nel 1995. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e in Sviluppo Locale e Globale all’Università di Bologna, ho frequentato la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Dopo un tirocinio al quotidiano Domani, collaboro con Alanews realizzando video-servizi su politica e cronaca romana. Tra i lavori più rilevanti, ho documentato la prima udienza del processo a Ilaria Salis, le cui immagini hanno avuto ampia risonanza a livello nazionale e internazionale

Roma, 28 giugno 2025 – Nel corso dell’iniziativa “Non in mio nome. Dalla parte del popolo palestinese” svoltasi a Porta San Paolo, a Roma, Martina Paesani, infermiera di Medici Senza Frontiere (MSF), ha condiviso la propria esperienza diretta dalla Striscia di Gaza, sottolineando con fermezza l’urgenza di un cessate il fuoco e criticando la gestione dei soccorsi affidata a una delle parti in conflitto.

Esperienza sul campo nella Striscia di Gaza

Martina Paesani ha raccontato il lavoro svolto presso l’ospedale Al-Aqsa, situato nel centro della Striscia, a sud di Gaza City, dove ha operato in sala operatoria, rianimazione e pronto soccorso. “Ogni giorno, in sala operatoria, dovevamo fare i conti con garze e stampelle per curare i pazienti”, ha dichiarato, descrivendo la drammatica situazione sanitaria. L’ospedale affronta un afflusso costante di feriti, stimato in almeno 4.000 persone, colpite indiscriminatamente dal conflitto. Paesani ha inoltre evidenziato che i centri di distribuzione degli aiuti sono solo tre per una popolazione di circa 2,5 milioni di abitanti, un numero palesemente insufficiente per far fronte all’emergenza.

L’infermiera ha denunciato che negli ultimi mesi gli aiuti sono stati gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, una struttura che, secondo la testimonianza, si è trasformata in una “trappola mortale” per chi necessita di assistenza. “Non si può affidare a una parte in conflitto la gestione dei soccorsi”, ha affermato, sottolineando il rischio che corrono sia gli operatori che i civili, soprattutto chi si avvicina troppo alle zone di confine o alle recinzioni.

Impegno e appello per la solidarietà

Paesani ha rivolto un appello alla comunità internazionale e all’opinione pubblica: “Chiediamo un cessate il fuoco per poter curare e far entrare i sanitari”. Ha ricordato inoltre che sono già oltre 11.000 i sanitari morti durante il loro lavoro, mentre cercavano di salvare vite nelle ambulanze e negli ospedali. L’iniziativa romana, promossa dall’associazione Schierarsi, è stata un momento di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di MSF, che opera in 73 paesi con oltre 65.000 operatori tra impiegati e volontari. L’organizzazione umanitaria internazionale, con sede centrale a Ginevra, è nota per la sua indipendenza, neutralità e imparzialità e si finanzia principalmente grazie a donazioni private.

L’intervento di Martina Paesani ha voluto portare dignità e cura a una popolazione duramente colpita, la cui sofferenza è spesso invisibile al mondo. “Partecipare è una forma di rispetto verso chi è lì e prova a dare una mano”, ha concluso.

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