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ESCLUSIVA – Braida: “Al Milan crisi di identità, mancano riferimenti, manca Maldini…”

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Ariedo Braida in esclusiva ai nostri microfoni

Ariedo Braida - alanews.it

Luca Piludu di Luca Piludu

Classe 1986, nato a Lecco. Sono un giornalista ormai da diversi anni. Sognavo di fare questo lavoro fin dall’età dell'adolescenza. Il motore che mi ha spinto a intraprendere questa professione? Il fatto che fin da bambino sono anche un grande appassionato di sport, in particolare di quello che è il più popolare in Italia: il calcio. Tuttavia, avendo capito ben presto di non essere proprio un fuoriclasse sul campo, ho cercato di unire al calcio l’altra mia più grande passione: il giornalismo e nello specifico la cronaca sportiva. Ho cercato, quindi, di diventare un giornalista sportivo per poter così provare a raccontare quello che lo sport e il calcio trasmettono. Ora spero di poterlo fare al meglio anche per i lettori dei miei articoli.

Un Ariedo Braida a tutto tondo ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni: dall’attuale crisi del “suo” Milan ai progetti futuri con il Ravenna, passando per l’intramontabile passione per i colori rossoneri

Ariedo Braida ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni mentre, di prima mattina, passeggiava sul campo d’allenamento del Ravenna. Attualmente, infatti, l’ex direttore sportivo ed ex direttore generale del Milan è vicepresidente del Ravenna Football Club 1913, squadra guidata dalla famiglia Cipriani e dal presidente Ignazio Cipriani che milita nel girone D del campionato di Serie D e da seconda in classifica, domenica 23 marzo affronterà la capolista Forlì, avanti di soli 2 punti, in un “big match”: il tanto atteso derby che si preannuncia molto importante e decisivo ai fini della graduatoria.

Capitolo Milan: secondo lei da cosa dipende la crisi di questa stagione? Qual è il problema?

“Dire qualcosa sul Milan in questo momento mi risulta difficile, io sono tifosissimo del Milan. Pensi che a volte i miei figli si arrabbiano con me perché il Milan non va bene – dice Braida scherzando -. Io vorrei vedere il Milan fare bene, ma al momento non sta andando tanto bene. Le problematiche sono legate sicuramente a una crisi di identità. Mi è già capitato di dirlo anche in altre occasioni. E poi, secondo me, al Milan bisogna ricostruire il senso di appartenenza: questo è importante, perché il calcio è un gioco di squadra. È importante sentire la maglia, così come lo sono il senso di appartenenza e, appunto, l’identità. Mi sembra anche che manchino proprio dei riferimenti. Il Milan in passato aveva Berlusconi e non solo, ma adesso si nota un po’ questa mancanza. Però ha un’ottima squadra, a mio avviso, è chiaro che tutto è perfettibile, tutto è migliorabile, ci sono dei buonissimi giocatori. Il Milan ha bisogno sempre di competere, in questo momento mi dispiace perché è tagliato fuori dalla lotta per poter vincere il campionato e sta cercando di rientrare per poter accedere alla Champions, che sono dei punti importantissimi per una società come il Milan abituata a giocare le coppe, in Europa. È la seconda squadra al mondo che ha vinto più coppe dei campioni (Champions League, ndr)”.

Come distribuirebbe le responsabilità tra giocatori, allenatore e scelte della società?

“Il Milan ha una storia importantissima, ha scritto tante pagine calcistiche importantissime che tutti quelli che amano il calcio e questo sport conoscono bene – risponde Braida con un velo di nostalgia -. A mio avviso, dare la colpa a qualcuno è sempre facile. Certo, quando le cose vanno male qualcuno la colpa se la deve prendere, oppure qualche responsabilità. Ci sono delle responsabilità e vanno individuate. Però nella vita si può sbagliare e si può anche migliorare, i dirigenti sicuramente qualche errore lo avranno anche fatto, come tutti i comuni mortali. Così come anche gli allenatori e i giocatori, tutti facciamo errori. È chiaro che quelli che amano il Milan vorrebbero vederlo in alto, ma invece in questo momento purtroppo non è così. In questa stagione è sempre stato un po’ altalenante. In qualche momento ha dato l’illusione di poter rientrare e di essere protagonista, in campionato e fuori, invece purtroppo poi c’è sempre stata successivamente la delusione che non è riuscito a superare, come l’ultima eliminazione dalla Champions League contro il Feyenoord. Sono un tifoso del Milan e vorrei vedere una bella squadra che fa delle belle cose. Spero di rivederla al più presto giocare bene e fare bene. Criticare è facilissimo, bisogna invece cercare di trasmettere cose positive, qualche buona idea. Certo, serve anche qualche buon giocatore e riuscire a far sì che qualche calciatore possa emergere, che possa arrivare qualche giocatore importante e di grande livello, possibilmente qualche campione. Sarebbe l’ideale”.

Lei, da milanista, come ha vissuto l’addio di Paolo Maldini per fare posto a Zlatan Ibrahimović?

“Per me Maldini è la storia del Milan, perché la storia nasce da suo padre – racconta Braida, facendo trapelare il tipico orgoglio rossonero -. Il papà (Cesare Maldini, ndr) è stato il primo a vincere le Coppe dei Campioni, le Champions, io dico ancora Coppa dei Campioni (ride, ndr). E poi Paolo ha completato questo percorso. Delle 7 Champions League presenti nella bacheca trofei e nel palmarès del Milan, la famiglia Maldini le ha vinte quasi tutte, tranne una: dal papà al figlio. E quindi loro sono la storia. Certo, una figura come Maldini che ha fatto la storia del Milan un po’ manca. Si nota questo. Poi nel calcio tutto è perfettibile, dietro l’angolo c’è sempre uno più bravo di me e di noi, ci mancherebbe. Però è chiaro che sono mancati certi riferimenti e questo un po’ si è visto. Questo è quello che io vedo dal di fuori, da esterno. È chiaro che poi uno all’interno vede le cose molto meglio e capisce di più. Io a Ibrahimović voglio bene, però chiaramente come calciatore è stato sicuramente bravissimo perché ha fatto cose molto importanti. Come dirigente, probabilmente, ha bisogno anche lui di costruire un percorso di crescita, per capire. Tutti noi abbiamo bisogno di imparare, di andare a scuola e da qualche parte per imparare. A volte non si nasce imparati, serve tempo, ci vuole tempo anche per poter migliorare. Questo è il mio pensiero”.

In società, al Milan, sembra mancare un Ariedo Braida. Cosa avrebbe fatto Braida in questa stagione per risollevare le sorti del Milan?

“Non voglio fare il presuntuoso, io di errori ne ho fatti. Vorrei sottolineare questo: io di errori ne ho fatti e ne farò ancora – rivela Braida con molta umiltà e mantenendo i piedi per terra -. A me, sinceramente, piacerebbe vedere nella rosa del Milan un nucleo, o comunque un gruppetto, di giocatori italiani. Io parlavo prima di senso di appartenenza per costruire, perché secondo me è importante. Questo aspetto io lo trovo utile: un nucleo di giocatori italiani. Anche perché stanno emergendo dei ragazzi giovani interessanti. Ce ne sono tanti, come ad esempio i due centrocampisti del Torino, Samuele Ricci e Cesare Casadei. A me piacerebbe vedere un po’ di giovani così di questo livello al Milan. Giocare nel Milan è difficile, la maglia del Milan è una maglia importante che pesa sulle spalle dei giocatori. E quindi ci vuole carisma, ci vuole personalità, ci vuole carattere. Ci vogliono tante cose”.

Parlando di lei, in quasi 30 anni di carriera al Milan ha scovato tanti grandissimi campioni, portandoli a vestire la maglia rossonera. Qual è il colpo di calciomercato a cui è più affezionato?

“Non posso sceglierne soltanto uno, perché sinceramente sono affezionato a diversi giocatori, ma forse uno in particolare non ce l’ho. Però uno potrebbe essere Andriy Shevchenko. Ma poi ci sono stati anche Thiago Silva, Kakà e Marco Van Basten – risponde Braida, cercando di citarli tutti per non dimenticarne nessuno -. Io però non devo mettere in vetrina niente: quello che ho fatto, ho fatto”.

C’è un’immagine o un momento particolare che ricorda con grande orgoglio e con affetto, legati magari anche a Berlusconi, a Galliani o a qualche vittoria speciale?

“Ricordo con grandissimo affetto l’abbraccio di Perugia tra Galliani e il sottoscritto (il 23 maggio del 1999 dopo la vittoria in Perugia-Milan 1-2 e la conseguente conquista del 16esimo Scudetto rossonero, ndr). Berlusconi e Galliani sono figure che mancano – rivela Braida -. Sono stati due personaggi fondamentali, due persone uniche e irripetibili, due personaggi pazzeschi, insieme a tutto quello che poi è successo di bello. È chiaro, da loro è partito tutto e poi, a catena, è seguito tutto il resto. È arrivato il sottoscritto, sono arrivati gli allenatori: Sacchi, Capello, Ancelotti; poi sono arrivati giocatori come Van Basten, Rijkaard, Gullit, Donadoni, Thiago Silva, Kakà, Serginho, Pato, Sheva, Dida, Ambrosini, Gattuso”, dice cercando di citarli ed elencarli ancora tutti.

La sua passione e il suo tifo per il Milan non sono legati solo al passato, ma si traducono anche in momenti della sua vita presente e futura. Ha tenuto da parte qualche cimelio particolare?

“Di solito tutti gli sportivi, tutti i calciatori hanno cimeli, magliette e cose varie; io non ho niente di questo tipo – rivela Braida in chiusura -. Mio figlio, ogni volta mi chiedeva se gli portavo una maglietta, mi diceva: ‘Papà, portamene una’, ma io di magliette non ne ho. Neanche di quando giocavo. Probabilmente, non so se ho qualche foto da qualche parte. Io in queste cose non ho mai pensato al passato, ma sempre al futuro. Molte persone che incontro parlano sempre del passato, io invece ho voglia di parlare di quello che farò. Però non sono un illuso, questo è il mio carattere. Io sono tifoso del Milan dal 1962 e non da ieri, lei non mi chieda perché, ma lo sono dal 1962 e morirò tifoso del Milan. Sarò sempre milanista”.

Articolo e intervista a cura di Luca Piludu

Luca Piludu

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