Roma, 23 gennaio 2026 – Cellule senescenti presenti anche nel cervello in via di sviluppo di bambini sotto i cinque anni: è questa la scoperta che emerge da un recente studio pubblicato su Cell dalla Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York. Contrariamente a quanto si pensava, le cellule invecchiate, non più in grado di dividersi e con funzioni alterate, non sono un’esclusiva dell’età avanzata, ma svolgono un ruolo fondamentale già nelle prime fasi della vita.
Il doppio volto delle cellule senescenti nel cervello
Gli scienziati hanno identificato queste cellule senescenti nei campioni di corteccia cerebrale prelevati da 187 individui, confrontando i dati molecolari con le immagini ottenute tramite risonanza magnetica. Dai risultati emerge un quadro complesso: nelle persone anziane queste cellule contribuiscono all’invecchiamento cerebrale e facilitano lo sviluppo di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, mentre nei bambini sono implicate positivamente nello sviluppo cerebrale. In particolare, la senescenza cellulare sembra avere effetti differenti a seconda del tipo di cellula coinvolta: nella microglia, la principale cellula immunitaria del cervello, è associata a volumi cerebrali maggiori, mentre nei neuroni eccitatori provoca l’effetto opposto.
Anina Lund, prima autrice dello studio, sottolinea come alcuni geni favoriscano la fertilità e la sopravvivenza nelle fasi giovanili della vita, ma abbiano conseguenze dannose in età avanzata. Questa doppia funzione spiega la complessità della senescenza cellulare e apre la strada a nuovi target terapeutici volti a preservare la salute cerebrale nelle diverse fasi della vita.
Il ruolo cruciale della microglia e dei fattori di crescita nella salute cerebrale
Parallelamente, ricerche recenti in campo neuroimmunologico evidenziano come il sistema immunitario, e in particolare le cellule della microglia, siano fondamentali per lo sviluppo e la funzione delle aree cerebrali deputate alla memoria, come l’ippocampo. Uno studio coordinato da Michela Matteoli di Humanitas University ha identificato il recettore TREM2 come elemento chiave nel metabolismo neuronale e nella maturazione delle cellule nervose. Mutazioni di TREM2 sono già note per aumentare il rischio di Alzheimer, sottolineando l’importanza di questo recettore sia nello sviluppo cerebrale che nell’invecchiamento.
Inoltre, il legame tra fattori di crescita e neurodegenerazione, in particolare nella malattia di Parkinson, conferma l’importanza di questi polipeptidi che regolano la sopravvivenza e la moltiplicazione cellulare. Studi clinici hanno già dimostrato l’efficacia di fattori come il GDNF e l’IGF1 nel supportare i neuroni dopaminergici, anche se la ricerca si sta ancora evolvendo per migliorare la somministrazione e l’efficacia terapeutica.
Queste scoperte scientifiche rafforzano la visione di un cervello in cui sviluppo, immunità e invecchiamento sono processi strettamente interconnessi, aprendo nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento delle malattie neurodegenerative.






