Milano, 11 marzo 2026 – Il clima alle Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 si è fatto teso dopo le accuse di discriminazione mosse dalla delegazione ucraina, che ha denunciato pressioni e trattamenti irrispettosi da parte degli organizzatori e del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC). La Fondazione Milano Cortina 2026 ha però risposto puntualizzando i fatti relativi ai due episodi contestati e ribadendo il proprio impegno per un ambiente inclusivo e rispettoso.
Il caso della bandiera ucraina e la gestione degli spazi alle Paralimpiadi
Il primo episodio riguarda la richiesta del Comitato Paralimpico ucraino di esporre la bandiera nazionale all’esterno di uno spazio comune nel Villaggio Paralimpico. Secondo le normative vigenti, infatti, le bandiere possono essere esposte solo nelle aree residenziali occupate dalle singole delegazioni. La Fondazione Milano Cortina 2026 ha richiesto il rispetto di questa regola, e la bandiera è stata successivamente ricollocata nella zona riservata alla squadra ucraina. Il Comitato organizzatore ha inoltre sottolineato che tutte le delegazioni possono prenotare sale dedicate per riunioni, garantendo così la disponibilità degli spazi comuni per tutti.
Il secondo episodio contestato è avvenuto domenica 8 marzo allo stadio del fondo di Tesero, dove cinque spettatori con sciarpe recanti i colori della bandiera ucraina hanno ricevuto la richiesta di rimuovere gli accessori. La sicurezza non ha potuto verificarne il contenuto scritto, che avrebbe potuto contenere messaggi politici vietati dal regolamento dei Giochi. Le sciarpe sono state restituite agli spettatori all’uscita dall’impianto.
La posizione di Milano Cortina 2026 e le accuse ucraine
In una nota ufficiale approvata dall’IPC, la Fondazione Milano Cortina ha riaffermato il proprio impegno a garantire un ambiente rispettoso e accogliente per tutti gli atleti e spettatori. Le regole in vigore sono state applicate in modo equo a tutte le delegazioni, senza discriminazioni.
Tuttavia, la delegazione ucraina ha denunciato una campagna di pressioni sistemiche per ridurre la visibilità della squadra, elencando quattro accuse specifiche, tra cui il tentativo di rimuovere le bandiere sia dalla residenza della squadra sia agli spettatori. Queste tensioni si inseriscono in un contesto sportivo e politico particolarmente delicato, alla luce del conflitto in corso nel Paese.
Gli organizzatori continuano a lavorare a stretto contatto con tutte le delegazioni per assicurare il rispetto delle norme e la serenità della manifestazione, che rappresenta un momento di sport e inclusione internazionale.






