Larissa Iapichino non è solo un talento cristallino dell’atletica leggera mondiale; è una giovane donna che sta costruendo il proprio futuro con una disciplina ferrea, tanto in pista quanto sui libri. Durante la sua recente intervista rilasciata a Alessandro Cattelan per il podcast Supernova, l’atleta ha mostrato un lato di sé profondo e analitico, svelando come riesca a conciliare la carriera agonistica con gli studi universitari. Nonostante passi gran parte della sua vita a saltare, ha sorpreso il pubblico con una confessione inaspettata: “Io odio la sabbia, va bene che mi ci rotolo tutti i giorni della mia vita, ma io la odio”. Questo paradosso descrive bene la determinazione di un’atleta capace di trasformare il disagio in eccellenza sportiva.
Tra libri e pedana: la disciplina di una futura avvocata
La quotidianità di Larissa Iapichino è scandita da una tabella di marcia rigorosa che lascia poco spazio all’improvvisazione. Iscritta alla facoltà di Giurisprudenza a Firenze, l’azzurra affronta il percorso accademico con la stessa precisione dei suoi salti. “Sono una persona molto disciplinata, mi faccio il mio programma e cerco sempre di seguirlo”, ha spiegato, aggiungendo di considerarsi una “formichina” che affronta un esame alla volta, preferendo studiare la mattina quando il cervello è più fresco.
Il suo obiettivo a lungo termine è chiaro: indossare la toga. “Vorrei diventare avvocato un domani”, ha dichiarato, specificando il desiderio di specializzarsi nel diritto sportivo per mettere la sua esperienza diretta al servizio degli atleti. Per Larissa, lo studio non è un peso, ma un complemento necessario: mentre l’allenamento è uno sfogo fisico, lo studio richiede una tenacia mentale differente, utile anche nei momenti di pressione agonistica. Anche l’uso della tecnologia, come il macchinario Dynasped per la super velocità o l’Opto Jump per misurare la lunghezza del passo, riflette il suo approccio analitico e moderno allo sport.
Mente, genetica e la sfida del ritorno in pista
Nata da due leggende dell’atletica, la questione del talento ereditario è inevitabile, ma Larissa Iapichino ha le idee molto chiare sulla sua “formula” del successo: “Io credo 30% genetica, 70% esperienza mia personale”. Secondo l’atleta, i geni forniscono un’ottima base, ma è la testa a fare la differenza, specialmente nel passaggio dal settore giovanile al professionismo, dove batoste e delusioni diventano lezioni fondamentali.
Uno dei momenti più difficili della sua carriera è stato l’infortunio che le ha impedito di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo quando aveva solo 19 anni. “È stato difficile vedersi il sogno di una vita svanire così dall’oggi al domani”, ha confessato, ricordando il crack del legamento della caviglia proprio nella sabbia che tanto detesta. Tuttavia, la sua reazione è stata esemplare: dopo un solo giorno concesso allo sconforto, si è focalizzata sulla riabilitazione con obiettivi concreti a breve termine. Per Larissa, la gestione della mente è la parte più complessa: “Il corpo è facilissimo… è quello che sta qua che a volte non riesce a gestire”. Oggi, con una nuova tecnica di rincorsa e una maturità che va oltre i suoi anni, l’atleta continua a guardare avanti, ispirata da figure come Gianmarco Tamberi e pronta a scrivere nuove pagine di storia.






